Il Kautsky debate negli Stati Uniti ha avuto inizio quando il giovane storico Eric Blanc ha pubblicato un articolo su Jacobin. Blanc proviene da un background trotskista, col quale ha poi rotto aderendo entusiasticamente ai Democratic Socialists of America (DSA) e per la campagna di Bernie Sanders.

Blanc sostiene che la politica rivoluzionaria non ha mai conquistato la maggioranza in un paese capitalista sviluppato con un sistema parlamentare. Pertanto, i socialisti devono conquistare una maggioranza parlamentare prima che la trasformazione socialista possa essere messa all’ordine del giorno. Blanc ha chiesto che i socialisti si uniscano ai Democratici [processo effettivamente avvenuto tramite la campagna Sanders, ndr], confortandosi con l’idea di una futura dirty break [rottura a tradimento coi Democratici, ndt]. Una politica riformista del qui e ora che promette di trasformare in un futuro lontano in una politica di radicale trasformazione. I marxisti chiamano questo tipo di politica “centrismo” (dal nome del “centro marxista” di Kautsky nella vecchia SPD), che è “rivoluzionario a parole, ma riformista nei fatti”.

Presentiamo, all’interno della nostra selezione del Kautsky debate, la prima di tre articoli in polemica con la “riscoperta” di Kautsky da parte di Eric Blanc.


La rinascita del socialismo negli Stati Uniti e nel mondo negli ultimi anni ha due fonti. Da un lato, c’è la rinascita delle lotte di massa, a partire dalla primavera araba, la rivolta del Wisconsin, Occupy, e i vari “movimenti delle piazze” in Europa fino alla continua rivolta degli insegnanti in tutto il mondo. Questi movimenti, che mettono in competizione decine di migliaia di lavoratori contro i datori di lavoro e lo Stato in lotte spesso illegali, sfidano l’apparente onnipotenza dei nostri governanti, costruiscono la solidarietà tra i lavoratori e dimostrano che esiste un’alternativa al neoliberismo e al capitalismo.

D’altra parte, ci sono le conquiste elettorali di autoproclamati socialisti e radicali come Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib negli Stati Uniti. Il crescente successo elettorale dei critici aperti del neoliberismo conferisce alle rinnovate lotte al di fuori dell’arena elettorale una voce politica – una voce che potrebbe stimolare nuove e più ampie lotte. Insieme all’elezione di Trump, sia la rinascita della lotta di massa che il crescente profilo dei socialisti nell’arena elettorale hanno alimentato questa nuova radicalizzazione.

Non sorprende che la nuova sinistra socialista sia attratta da strategie che cercano di combinare la lotta di massa e la politica elettorale. Queste strategie pretendono di evitare le insidie sia dei tentativi socialdemocratici di regolamentare il capitalismo, che hanno portato sempre più spesso all’austerità e agli attacchi ai lavoratori, sia delle visioni “irrealistiche” di una rottura palingenetica con il capitalismo e il suo stato attraverso una rivoluzione operaia. “Our road to power” di Vivek Chibber, ispirato dal lavoro di Andre Gorz e Leo Panitch e Sam Gindin, fonde insieme le lotte “contro” e “nello” Stato capitalista.

Chibber e altri credono, giustamente, che le lotte sul posto di lavoro e le lotte sociali costruiranno sindacati e altre organizzazioni della classe operaia, creando le basi per nuovi partiti socialisti. Questi partiti promuoveranno le organizzazioni dei lavoratori indipendenti mentre si contendono le elezioni con l’obiettivo di “vincere il potere” all’interno dello stato esistente. Tali lotte di successo “all’interno” dello Stato capitalista, combinate con il potere delle organizzazioni dei lavoratori di lottare “contro” lo Stato, darebbero inizio ad una serie di rotture nella logica del capitale e ad una transizione verso il socialismo.

La vigorosa difesa di James Muldoon del “meglio di Karl Kautsky” fa risalire le origini della strategia di lotta “contro” e “nello” stato al lavoro del più grande teorico del socialismo precedente al 1914. Muldoon sottolinea il programma di Kautsky per i socialdemocratici indipendenti tedeschi (USPD) nella Rivoluzione tedesca del 1918-1919, che, secondo lui, fornisce un’alternativa “realistica” e “democratica” sia ai tentativi socialdemocratici di regolare il capitalismo sia alla strada rivoluzionaria verso il potere che distrugge lo stato capitalista esistente.

In realtà, la politica di Kautsky si basava su una comprensione non realistica del capitalismo, della lotta di classe e dello Stato. Non solo la strategia di Kautsky per una rottura con il capitalismo è stata un fallimento nel 1918-1919, ma la sua strategia ha portato al deragliamento di importanti lotte per le riforme immediate prima della prima guerra mondiale. I problemi politici con strategie che danno lo stesso peso a “conquistare incarichi” nello Atato esistente e alla costruzione di lotte di massa non sono solo di interesse storico, ma sono di reale rilevanza oggi, dato che stiamo iniziando a ricostruire il movimento socialista statunitense. Essi hanno un impatto sia sulla nostra comprensione della transizione al socialismo, sia sulle strategie che perseguiamo nei movimenti che stiamo costruendo.

 

L’alternativa di Kautsky

Le “Linee guida per un programma d’azione socialista” di Kautsky hanno cercato di tracciare una via di mezzo tra il riformismo dei socialdemocratici maggioritari nella SPD e la politica rivoluzionaria del Partito Comunista Tedesco (KPD), guidato da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Kautsky, uno dei critici originali dell’abbraccio “revisionista” di Eduard Bernstein a un capitalismo regolamentato, respinse il tentativo della SPD di limitare la Rivoluzione tedesca alla creazione di una repubblica basata su un’Assemblea nazionale eletta a suffragio universale. Una profonda democratizzazione dei governi regionali e locali, una milizia popolare che sostituisse l’esercito permanente e lo sviluppo del controllo democratico di un’economia socializzata erano necessari se si voleva che la rivoluzione portasse al socialismo.

Kautsky respinse anche l’appello della KPD per una repubblica basata sui consigli democraticamente eletti che erano emersi tra la truppa e nei luoghi di lavoro in tutta la Germania. Una repubblica di questo tipo, sosteneva Kautsky, escluderebbe dal potere politico i lavoratori non impiegati nelle fabbriche (i disoccupati, le donne impiegate nel lavoro domestico, i lavoratori degli uffici e dei negozi). Di conseguenza, uno Stato basato sui consigli porterebbe inevitabilmente a una dittatura, come quella che si supponeva esistesse nella Russia post-rivoluzionaria, che soffocherebbe le aspirazioni democratiche della classe operaia.

Come aveva sostenuto con coerenza almeno dal 1910, solo attraverso una combinazione tra la lenta ma costante “accumulazione di forze” nei sindacati e nel partito e la “conquista” dello Stato esistente attraverso le elezioni legislative, la classe operaia poteva attraversare una strada veramente democratica verso il socialismo.

La difesa di Muldoon del “meglio” di Kautsky si basa su diverse rivendicazioni problematiche. L’argomentazione di Kautsky secondo cui una repubblica basata sui consigli dei lavoratori escluderebbe gruppi significativi di lavoratori era demagogica e sbagliata. I consigli organizzavano i disoccupati e i lavoratori impiegatizi e al dettaglio. Il governo provvisorio della SPD-USPD, salito al potere dopo l’abdicazione del Kaiser nel novembre 1918, purgò sistematicamente le donne – più della metà delle quali erano impiegate in lavori formali durante la guerra – dal lavoro retribuito.

È vero che i bolscevichi, soprattutto durante la guerra civile russa contro i tentativi dei reazionari interni e della maggior parte dei poteri “democratici” capitalisti di rovesciarli, non difesero coerentemente la democrazia sovietica-conciliare. Questo “deficit democratico” può aver minato la difesa della democrazia sovietica di fronte al consolidamento della dittatura burocratica di Stalin alla fine degli anni Venti.

Tuttavia, le radici del nuovo strato burocratico affondano nell’isolamento politico della Rivoluzione russa (soprattutto dopo il fallimento di una rivoluzione tedesca) e nella devastazione economica della guerra civile. Non c’è nulla di intrinsecamente autoritario nella democrazia radicale dei consigli dei lavoratori.

Fondamentalmente, la strategia di Kautsky di “combinare” l’organizzazione indipendente della classe operaia e di assicurarsi il “potere” attraverso le elezioni si basava su idee irrealistiche sia sulla coscienza che sull’organizzazione della classe operaia. L’idea che la classe operaia avrebbe gradualmente accumulato le sue forze attraverso la costruzione di sindacati e organizzazioni popolari sempre più grandi e aumentando il suo voto fino a diventare il partito di maggioranza ignorava la natura episodica della lotta e della coscienza della classe operaia.

Mentre i funzionari del partito socialdemocratico e dei sindacati credevano che il potere sarebbe arrivato attraverso “un lento e costante accumulo di forze”, la realtà è che la lotta della classe operaia sotto il capitalismo assume la forma di impennate di massa e discontinue. È durante questi periodici sconvolgimenti che i lavoratori possono strappare risultati significativi e costruire organizzazioni democratiche che cementano la solidarietà e superano le divisioni e la frammentazione della classe.

Per avere successo, tali movimenti implicano sempre un confronto crescente con l’ordine politico ed economico consolidato e tendono a radicalizzare molti dei loro partecipanti.

Al contrario, le campagne elettorali, il cui obiettivo primario è quello di vincere una carica, danno priorità alla raccolta del 50% più un voto sulla più bassa base politica comune possibile. La politica legislativa comporta la “costruzione di una coalizione” che porta a continue concessioni politiche. Né richiede che la massa degli elettori sia parte attiva nel programma o nella strategia di impostazione democratica, e in generale scoraggia il confronto e il radicalismo politico.

 

La lotta prussiana per i diritti di voto

Le contraddizioni tra la logica delle lotte di massa riuscite – anche per le riforme – e l’elettoralismo erano evidenti nella lotta per la riforma del voto in Prussia prima della prima guerra mondiale. La Prussia, il più grande Stato tedesco, aveva un sistema di voto “a tre classi” che dava più peso al voto dei capitalisti e dei professionisti che a quello dei lavoratori nelle fabbriche, negli uffici e nei negozi. La SPD aveva da tempo chiesto l’abolizione del sistema di voto prussiano e la sua sostituzione con il suffragio universale ed uguale.

Nel 1909-1910, di fronte all’ennesimo governo prussiano che si rifiutava di abolire il voto “a tre classi”, e sostenuto da scioperi per i salari, gli orari e le condizioni di lavoro nell’industria mineraria e nell’edilizia, la SPD prussiana riprese la strategia di Rosa Luxemburg dello sciopero di massa per vincere la riforma elettorale. Alla fine dell’inverno e all’inizio della primavera del 1910 si assistette a decine di manifestazioni di massa e a scioperi di uno o due giorni “dimostrativi” a suffragio universale, che furono accolti da una brutale repressione poliziesca.

La direzione prussiana della SPD, sotto l’influenza di Luxemburg, iniziò a sollevare l’idea di uno sciopero generale politico illimitato per vincere la riforma elettorale. L’ala maggioritaria della direzione del partito – i leader parlamentari e sindacali – rifiutò l’agitazione dello sciopero di massa dell’inizio del 1910 come “follia di massa”. Si concentrarono sulla vittoria nelle seguenti elezioni prussiane e imperiali che avrebbero cementato un’alleanza legislativa con il Partito Progressista borghese per ottenere il suffragio universale. Per la dirigenza della SPD, le manifestazioni e gli scioperi dirompenti non potevano che danneggiare le possibilità del partito alle urne e spegnere le speranze di una riforma legislativa.

Kautsky, a lungo visto come un sostenitore della sinistra della SPD, cercò una via di mezzo tra il partito e la burocrazia sindacale, e i radicali lavoratori, militanti di base nella SPD. Pur sostenendo la nozione di sciopero politico di massa “come principio”, Kautsky sostenne che anche sollevare la questione nella stampa del partito era “prematuro”. Il saggio di Luxemburg “E ora cosa?”, che sostiene la preparazione di tali scioperi, fu respinto sia dal quotidiano della SPD, Vorwarts, sia dalla rivista teorica Die Neue Zeit, curata da Kautsky.

Secondo Kautsky, lo sciopero politico di massa era una “guerra di manovra” prematura, che avrebbe impedito il graduale “accumulo di forze” del partito e dell’unione in una “guerra di logoramento”. Piuttosto che impegnarsi in tali “avventure”, Kautsky sostenne che la SPD doveva concentrarsi sull’aumento del suo voto nelle prossime elezioni.

La storia ha dimostrato che Luxemburg e i suoi compagni avevano ragione sulla questione del suffragio. La direzione della SPD, con il sostegno attivo di Kautsky – il portavoce dell’emergente “centro marxista ortodosso” – fece deragliare il movimento militante per la riforma del suffragio in Prussia. Il sistema di voto “a tre classi” rimase in vigore fino al 1919, quando massicci scioperi e ammutinamenti e la minaccia della rivoluzione operaia produssero finalmente il suffragio universale in Germania.

I socialisti negli Stati Uniti si confrontano con scelte strategiche simili ogni volta che assistiamo a un’impennata delle lotte di massa. La rivolta del Wisconsin del 2011 ha dovuto scegliere tra estendere l’occupazione e costruire azioni di sciopero di massa o sostenere i democratici nella battaglia per sconfiggere la legislazione antisindacale di Walker. Purtroppo, coloro che hanno dato priorità all’elezione dei Democratici hanno prevalso, portando alla deviazione e alla sconfitta del movimento. Le rivolte degli insegnanti hanno affrontato e continueranno ad affrontare la scelta – costruire scioperi dirompenti e azioni di massa o fare affidamento sull’elezione di “amici del lavoro”. Solo la chiarezza sulla provenienza del nostro potere – la capacità dei lavoratori di interrompere il “business as usual” – ci permetterà di ottenere guadagni, costruire radicalismo e consolidare nuove organizzazioni.

Le contraddizioni della politica di Kautsky divennero pienamente evidenti durante la prima guerra mondiale. L’idea di Kautsky dell’ultra-imperialismo, che il capitalismo aveva definitivamente trasceso il conflitto militare a favore di una “competizione economica pacifica”, disorientava gran parte della direzione così come della base della SPD quando la guerra arrivò nell’agosto 1914. Kautsky rimase in silenzio nella sua opposizione alla posizione pro guerra della SPD fino alla fine del 1915, al fine di preservare “l’unità del partito” che era centrale nella sua visione di una strada “democratica” -elettorale verso il socialismo.

Nel 1916, Kautsky sostenne i membri della delegazione parlamentare della SPD che si astennero, invece di votare contro i finanziamenti per la guerra. Quando i dirigenti della SPD espulsero tutti coloro che si rifiutarono di finanziare la guerra, Kautsky si schierò con l’ala destra della neonata USPD.

Luxemburg, Liebknecht, Zetkin e altri membri della sinistra dell’USPD sostennero le manifestazioni contro la guerra, gli scioperi nelle industrie belliche e la resistenza attiva nell’esercito in preparazione di una recrudescenza rivoluzionaria. Kautsky e i suoi alleati sostenevano invece di fare pressione sulla SPD e su altri partiti favorevoli alla guerra per negoziare una “pace democratica” che ponesse fine alla guerra senza che le varie potenze capitaliste annettessero nuove colonie o sfere d’influenza. Ancora una volta, sarebbero stati gli scioperi di massa e un ammutinamento navale, non l’attività parlamentare dell’USPD, a costringere il Kaiser a lasciare il trono e a porre fine alla prima guerra mondiale nel novembre 1918.

Muldoon riconosce che il programma di Kautsky per la rivoluzione tedesca non si è mai realizzato. Kautsky era a capo della “Commissione per la socializzazione”, che avrebbe dovuto realizzare le richieste popolari di porre l’economia sotto il controllo democratico. Tuttavia, la SPD, il partito de facto al governo della coalizione SPD-USPD che prese il potere dopo l’abdicazione del Kaiser, diede priorità al ripristino dell’attività economica – un rinnovamento dell’accumulazione capitalistica – rispetto alla socializzazione. I rappresentanti della SPD e dei sindacati si sono uniti a quelli che parlano a nome dei capitalisti industriali per assicurare che il controllo capitalistico della produzione rimanesse in vigore.

Allo stesso tempo, la SPD cercò di ripristinare le condizioni del dominio politico capitalista con ogni mezzo necessario. Usando come pretesto l’intempestiva rivolta di Berlino del gennaio 1919, la SPD scatenò un’ondata di terrore contro il movimento dei consigli dei lavoratori in tutta la Germania. I dirigenti della SPD contribuirono a organizzare i Freikorps, bande armate di ex-veterani di destra che sarebbero diventati le truppe d’assalto per i nazisti negli anni Venti, sostituendo l’esercito che era crollato. I Freikorps non solo assassinarono Luxemburg e Liebknecht, ma giustiziarono a centinaia e imprigionarono a migliaia militanti e rivoluzionari in tutta la Germania.

Kautsky cercò di dare la colpa della repressione a entrambe le parti, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, e continuò a sostenere la sua strada “democratica” verso il socialismo. Alla fine accettò l’Assemblea nazionale e la Repubblica di Weimar come politicamente legittime, nonostante la socializzazione dell’industria rimanesse una chimera. I consigli di fabbrica radicali che sopravvissero alla repressione dei più ampi consigli dei lavoratori nel 1919, continuarono a sfidare il dominio capitalista nell’economia e nello Stato.

Tuttavia, essi furono subordinati ai sindacati nel 1924 e sopravvivono oggi come organi di cooperazione nella gestione del lavoro. Kautsky e i suoi compagni dell’USPD, che sarebbero tornati alla SPD all’inizio degli anni Venti, furono responsabili della sconfitta della Rivoluzione tedesca, che creò le condizioni per l’ascesa del fascismo – la “punizione del proletariato per non aver portato avanti la rivoluzione iniziata in Russia”.

 

Kautsky era un “realista”?

Il fallimento della prospettiva di Kautsky per la Rivoluzione tedesca era semplicemente un prodotto dell’ambivalenza della SPD? O c’erano contraddizioni più profonde, strutturali nella strategia? Al centro della strategia di Kautsky di combinare l’organizzazione e l’attività di massa con il potere vincente nello Stato capitalista attraverso le elezioni c’è la promessa di una strada non insurrezionale verso il socialismo.

Le lotte “dentro” e “contro” lo Stato promettono una rottura con il capitalismo senza i pericoli di un’insurrezione – repressione da parte dello Stato esistente, o di una dittatura post-rivoluzionaria. Sfortunatamente, questa promessa si basa su una comprensione del tutto irrealistica dello stato capitalista.

Kautsky e coloro che oggi sostengono una simile strategia socialista, compresi quelli influenzati dagli scritti della sinistra euro-comunista di Nicos Poulantzas come i redattori di Socialist Register, spesso trascurano come il controllo del capitale sugli investimenti sia la loro prima linea di difesa contro i tentativi di usare le cariche elettive per rovesciare il capitalismo. Un governo socialdemocratico dopo l’altro negli ultimi cinquant’anni – dalle proposte del piano Meidner della socialdemocrazia svedese negli anni Settanta, attraverso il governo socialista di Mitterrand in Francia nel 1981-1983, fino a Syriza in Grecia nel 2016 – sono stati costretti ad abbandonare le riforme e ad abbracciare l’austerità nel fatto degli scioperi degli investimenti capitalisti.

Cosa accadrebbe, tuttavia, se un partito socialista veramente radicale come quello immaginato da Kautsky salisse al potere nello Stato esistente? È possibile che un tale partito sia disposto a combinare la nazionalizzazione-socializzazione delle imprese capitaliste con le mobilitazioni della classe operaia per far ripartire l’economia sotto il controllo dei comitati di lavoro. Tuttavia, un governo socialista così radicale si troverebbe ancora ad affrontare una sostanziale resistenza capitalistica da due fonti all’interno dello Stato capitalista.

In primo luogo, si troverebbero ad affrontare la resistenza passiva e attiva all’attuazione di qualsiasi misura anticapitalista da parte della burocrazia statale permanente e non eletta. In secondo luogo, si troverebbero di fronte alla repressione delle organizzazioni dei lavoratori e a un possibile colpo di Stato da parte dell’apparato militare/repressivo. Il destino del governo Allende in Cile, che prometteva una strada parlamentare verso il socialismo sostenuta da organi di potere popolare, dovrebbe essere un costante richiamo al pericolo reale di una repressione statale capitalista dei governi democraticamente eletti.

Un seguace coerente della strategia di Kautsky potrebbe sostenere che gli organi del potere popolare nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari potrebbero “controllare” tale resistenza. Tuttavia, per bloccare efficacemente la resistenza da parte della burocrazia e dei militari, gli organi del potere popolare e della classe operaia dovrebbero diventare un’alternativa statuale. I consigli dei lavoratori e delle comunità dovrebbero spostare (ed eventualmente arrestare) la funzione pubblica permanente e attuare effettivamente le misure anticapitaliste del governo radicale/sinistra. Questi organi di potere popolare dovrebbero anche disarmare, incarcerare e sostituire i militari con milizie operaie armate. Mentre tali misure potrebbero neutralizzare l’opposizione, soprattutto tra la funzione pubblica, l’autorità politica sulla burocrazia e i militari dovrebbero passare nelle mani degli organi della classe operaia e del potere popolare.

In altre parole, qualsiasi governo socialista impegnato ad abolire il capitalismo dovrebbe distruggere lo Stato capitalista esistente e sostituirlo con uno Stato operaio basato sulle più alte forme di auto-organizzazione della classe operaia – i consigli dei lavoratori. Se un governo socialista così radicale non perseguisse queste tattiche – che richiederebbero un confronto armato con lo Stato capitalista esistente – si ridurrebbe ad amministrare il capitalismo e l’austerità come fanno i socialdemocratici da generazioni. Il rifiuto di Allende, delle direzioni del Partito socialista e del Partito comunista di affrontare questa realtà ha lasciato i lavoratori cileni impreparati al coup dell’11 settembre 1973.

 

La lotta oggi

Le contraddizioni strategiche della strada di Kautsky verso il socialismo sono oggi piuttosto rilevanti. I difensori contemporanei di una strategia che unisce le lotte “dentro” e “contro” lo Stato capitalista spesso risolvono queste contraddizioni, sostenendo che i governi che capitolano all’austerità “non hanno avuto scelta”. Si spingono fino a difendere i governi “di sinistra” screditati come il “male minore” o “unica alternativa” all’estrema destra, di cui i regimi socialdemocratici hanno preparato l’ascesa.

Il tentativo di “combinare” la lotta di massa e le campagne elettorali il cui obiettivo primario è quello di “prendere il potere nello Stato” pone anche veri e propri dilemmi per le lotte per le riforme sotto il capitalismo. Abbiamo visto come Kautsky alla fine si è allineato con la direzione della SPD nel far deragliare le lotte di massa per il suffragio universale in Prussia nel 1910, nell’interesse di costruire il sostegno elettorale del partito. Oggi, lo stesso dilemma – se dare priorità alla preparazione e alla costruzione di lotte di massa, dirompenti e illegali della classe operaia dentro e fuori il posto di lavoro o vincere le elezioni – ossessionerà i tentativi di molti di lavorare sia “dentro” che “fuori” dal Partito Democratico e dalle altre istituzioni dello Stato capitalista.

La questione delle priorità strategiche – la costruzione delle lotte democraticamente auto-organizzate dei lavoratori o la conquista di posizioni nello Stato capitalista fondamentalmente antidemocratico – rimane una questione chiave per la nuova sinistra socialista negli Stati Uniti e nel mondo.

 

Charlie Post

Traduzione da Jacobin