Il caso degli utenti Reddit che hanno risollevato le sorti finanziarie di GameStop ci può dire molto non solo sulla natura del libero mercato e sull’ipocrisia dei suoi apologeti, ma anche e soprattutto sulle nuove pratiche di militanza digitale.


Innanzitutto, una brevissima premessa: in borsa si possono scambiare azioni, ovvero “parti” di una certa azienda. In base all’andamento di detta azienda, le azioni aumentano o scendono di valore. Le previsioni riguardo al successo delle imprese quotate in borsa sono quindi fondamentali per investitori e speculatori. Questi, infatti, comprano azioni quando pensano che in futuro l’azienda andrà bene, mentre tendono a venderle quando si prospetta una loro perdita di valore. Nel primo caso si parla di approccio “long”, nel secondo caso, si parla di “short-selling”, o vendita allo scoperto.

Veniamo ora ai fatti: GameStop è un rivenditore statunitense di videogiochi, console e apparecchi elettronici quotato in borsa a Wall Street. Negli ultimi mesi, si è ritrovata ad essere la più “shortata” della piazza. Perché? Numerosi fondi di investimento (detti hedge fund) avevano scommesso sul suo fallimento, convinti che la situazione pandemica avrebbe affossato i punti di vendita fisici per andare a favorire invece le piattaforme di streaming videoludico. Il valore delle azioni quindi stava calando a picco e molti short-sellers avevano cominciato a vendere i titoli di GameStop, nella speranza di ricomprarli in futuro quando il prezzo sarebbe sceso a zero (maturando così un profitto dato dalla differenza tra la somma incassata con la vendita e lo zero “d’arrivo”).

Entra in gioco Reddit: nella sezione del social (subreddit) dedicata alle “Wall Street Bets”, comincia a diffondersi la notizia del tracollo di GameStop. Migliaia di gamers si coalizzano per salvare il loro amato rivenditore e iniziano a comprare in massa azioni di GameStop. Per la legge della domanda e offerta, più un bene è richiesto, più il suo prezzo sale; ecco allora che i valori che si stavano approssimando allo zero schizzano improvvisamente alle stelle. Da 30 dollari per azione si è passati a 350 nel giro di pochissimi giorni, con un incremento che la scorsa settimana ha toccato il 600%. Non solo; gli short-sellers non hanno potuto rispondere al fuoco perché i redditors si rifiutavano di vendere le azioni appena comprate, impedendo così alle banche di prestarle una volta reimmesse nel mercato. Questa situazione di stallo è detta “short-squeeze” e, va da sé, comporta perdite miliardarie per fondi d’investimento e speculatori allo scoperto.

Le reazioni su entrambi i fronti sono degne di nota. I “lupi” di Wall Street si sono visti battere al loro stesso gioco da un’orda di minuscoli investitori. I loro piagnistei sulle televisioni nazionali oscillano tra il patetico e l’esilarante; persone il cui pane quotidiano sono le speculazioni selvagge e la diffusione di notizie false hanno implorato per l’introduzione di regolamentazioni al mercato finanziario. Ma la loro risposta ovviamente non si è limitata ai siparietti televisivi; molte app di trading, principalmente eToro e Robinhood, hanno bloccato le azioni di GameStop, impedendo agli utenti di accedere e vendendo azioni senza il loro consenso. I redditors hanno reagito con una vera e propria class action, bombardando le app di recensioni negative, facendo calare considerevolmente il loro “ranking”.

Ma che lezione possiamo trarre, in quanto militanti anticapitalisti, da questa vicenda? Per rispondere a questa domanda è forse il caso di separare il piano dell’azione nei mercati finanziari da quello dell’organizzazione sui social. Guardando al primo aspetto, risulta ormai evidente come l’impresa stia volgendo al suo termine. La domanda calerà nuovamente e i redditors si ritroveranno presto con un pugno di mosche (aggiornamento del due Febbraio: la quotazione di GME, come previsto, sta crollando ogni ora che passa. Tuttavia, si sta parlando di una ipotetica “short ladder“, una manovra, sostanzialmente, per la quale due gruppi di investimento — uno dei quali si ipotizza sia Melvin Capital, il principale fondo colpito dalla marea di “buys“– si stiano rivendendo a vicenda le azioni, in maniera tale da pompare artificialmente i numeri sulle vendite di titoli, facendo crollare il prezzo delle azioni. Si dice che, per ribattere a questa strategia, gli investitori di Reddit dovrebbero tenere duro e non vendere per alcuna ragione: cosa che stanno rivendicando in ogni thread da giorni. Bisogna stare a vedere come andrà questa settimana, perché potrebbe decidersi proprio sulle “mani di diamanti” ipotetiche dei redditors, questa partita. ndr.). Del resto, questa è la dinamica caratteristica dei mercati finanziari: questi altro non sono terreni dove i grandi capitali si scontrano per la loro riproduzione allargata. Tuttavia, se da un lato è vero che i grandi capitali sono in competizione fra loro, è anche vero che i loro interessi di classe sono comuni. Lo si può vedere ogni volta che i piccoli capitali, come quelli messi sul campo dai redditors, vengono puntualmente fagocitati.

Agli utenti di Reddit manca forse quella consapevolezza di classe che contraddistingue i padroni. Eppure, i loro sforzi organizzativi sono ammirabili per diverse ragioni: non solo hanno sfruttato a pieno il potenziale coagulante delle piattaforme social, ma hanno anche dato prova di una disciplina quasi militare (“HOLD THE LINE!” è il motto che si è diffuso al picco dello “short squeeze”, quando molti avrebbero potuto diventare milionari grazie alla vendita delle loro azioni). La dedizione alla causa è stata totale e sin da subito si è messo in chiaro che l’obiettivo non era fare soldi (anzi, con ogni probabilità molti gamers perderanno somme ingenti).

Per questo, non dobbiamo commettere l’errore di soffermarci troppo sul chi, quando dovremmo invece guardare al come e al perché. Certo, i redditors non avevano alcuna intenzione di intraprendere una lotta anticapitalista, né si può dire che la loro composizione fosse esattamente proletaria, visto che comunque i fondi da investire ce li avevano. E, tuttavia, il loro assalto a Wall Street, per quanto parziale e insufficiente, ci ha lasciato dei metodi e dei modelli che spetta a noi inserire in un piano più ampio. Anche i perché sono chiari: lanciare un messaggio e creare un precedente, svelare la brutalità del mercato e l’ipocrisia di chi si arricchisce grazie ad esso. Non hanno voluto prendere il Palazzo d’Inverno, ma di sicuro hanno voluto fare del male al padrone.

Non possiamo nemmeno limitarci a fare da semplici spettatori, perdendo così l’occasione di imparare una lezione vitale dal punto di vista organizzativo; il caso GameStop, infatti, ci mette di fronte all’ineludibilità della guerriglia digitale come forma di lotta e di dissenso politico nel XXI secolo. In tempi rapidissimi, grazie a Reddit, sono stati causati danni pecuniari che avrebbero richiesto chissà quali tempo ed energie attraverso i metodi tradizionali. Non stiamo dicendo che attraverso i social network si fanno le rivoluzioni, stiamo solo ponendo l’accento sul loro innegabile potenziale. Data una certa volontà politica, questi possono aiutare a forgiare immaginari, finanziare un’organizzazione e – come si è visto – a scoprire gli equivalenti dello sciopero e del sabotaggio nei nuovi processi di accumulazione dominati dalla finanza. Due settimane fa, un’attivista socialista ha scaricato tutti i dati della piattaforma Parler – in cui erano confluiti numerosi estremisti di QAnon provenienti da Twitter – per consegnargli all’FBI, dando così una svolta alle indagini riguardanti l’assalto di Capitol Hill del 6 gennaio. L’hacker ha fornito non solo file, immagini e video, ma anche metadati, ovvero informazioni riguardanti orario d’invio e localizzazione GPS dei messaggi. Una vera e propria miniera d’oro per gli investigatori. Ecco, immaginatevi quali nuove frontiere si aprirebbero per la lotta di classe se un potenziale del genere fosse messo al servizio della giusta causa.

In articoli precedenti (qui e qui), abbiamo spiegato come la finanza non sia affatto un gioco totalmente avulso dalla realtà. Semmai, proprio nelle criticità che emergono dall’economia reale essa ha trovato la propria ragione di esistere; per non parlare delle sue ricadute, che si fanno sentire in modo estremamente concreto nella vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Sembra però impossibile “spezzare la ruota”, visto che le regole sono dettate dal padrone e i media controllati dalle grandi banche. Ma allora cosa ci dice il tentativo di contro-utilizzo dei redditors? Forse che, per quanto la cooptazione finale possa essere inevitabile, non bisogna precludersi nemmeno questo ambito? Con ogni probabilità non è lì che avverrà la rottura, ma, in un periodo in cui si è disperatamente alla ricerca di nuove pratiche rivoluzionarie, ogni campo deve diventare un campo di battaglia. Lenin diceva che l’ultimo capitalista ci venderà il cappio con cui lo appenderemo, pur essendo consapevole che non basta una corda a fare la rivoluzione. Ecco, forse oggi Lenin ci chiederebbe se vogliamo acquistare azioni di GameStop.

Nell’atto conclusivo del celeberrimo Una poltrona per due, i due protagonisti, Winthorpe e Valentine, mandano in rovina i miliardari (all’epoca milionari per l’inflazione) fratelli Duke, sfruttando la stessa dinamica che abbiamo descritto sopra: i Duke, convinti che in futuro il succo d’arancia sarebbe aumentato di valore, applicano una strategia “long”, comprando contratti futures in attesa che il loro prezzo salga. Winthorpe e Valentine, invece, vendono i titoli al prezzo gonfiato (“shortano”, per l’appunto). Quando le previsioni sul raccolto si rivelano false, il prezzo dei futures precipita, portando tutti gli investitori a vendere. I due protagonisti riacquistano i titoli da tutti fuorché dai fratelli Duke, che finiscono così per dilapidare il loro intero patrimonio. Grazie al loro successo, Winthorpe e Valentine si possono concedere una vita di lusso in un’isola esotica.

È curioso però notare come spesso delle storie più iconiche non ci rimanga impresso il finale; Darth Vader, per fare un esempio, lo ricordiamo come il braccio implacabile dell’impero, e non come il padre che si redime salvando la vita al figlio. Allo stesso modo, di Una poltrona per due, è più facile ricordare la meschinità e il sadismo dei fratelli Duke, e l’immensa soddisfazione provata nel vedere i protagonisti rivalersi su di loro, piuttosto che il moscio e stereotipato finale. Per questo, siamo fermamente convinti che di questa faccenda di GameStop ricorderemo tutto fuorché il finale.

Marco Duò