Il voto è stato avviato dall’estrema destra ed era rivolto alle poche donne che portavano il niqab nel paese. Una misura islamofoba, che attacca soprattutto le donne musulmane con pretesti femministi, che mette in discussione il diritto delle donne di vestirsi come vogliono.


A seguito di un referendum, la Svizzera vieta la dissimulazione del viso nello spazio pubblico. Questa misura che vieta il velo integrale esiste già in Francia, Austria, Bulgaria, Belgio e Danimarca. In Svizzera, il testo è stato proposto dall’Unione Democratica di Centro (UDC), un partito populista di estrema destra. È stato sostenuto da alcune femministe e da alcuni elettori di sinistra.

Il partito dietro il testo, l’UDC, è classificato come il partito più a destra in Svizzera. È noto per le sue posizioni anti-immigrati, le sue politiche a favore della salvaguardia della famiglia tradizionale e della riduzione del peso dello Stato. È stato ripetutamente accusato di xenofobia e islamofobia.

 

Una misura rivolta contro la popolazione musulmana

Il testo non menziona il termine burqa o il niqab, indumenti islamici che coprono tutto il corpo, questi ultimi con una fessura per gli occhi. Tuttavia, è ovvio che questi sono gli indumenti a cui si mira. Il presidente dell’UDC svizzera, Marco Chiesa, ha detto al canale Blick.tv: “Siamo felici. Non vogliamo l’Islam radicale nel nostro paese”. I manifesti della campagna hanno anche usato slogan come “fermare l’Islam radicale” o “fermare l’estremismo” e hanno mostrato donne in niqab.

 

Un testo razzista e sessista

Diverse organizzazioni hanno denunciato l’islamofobia del testo e il suo sessismo. Questo è il caso del collettivo femminista musulmano “fazzoletti porpora(con rimando ai fazzoletti, pañuelos ,del movimento femminista argentino e internazionale). La portavoce del collettivo, Ines El-Shikh, ha detto all’agenzia AFP:

Oltre ad essere inutile, questo testo è razzista e sessista. Noi crediamo che nel 2021, come femministe, non è accettabile che la Costituzione svizzera abbia un articolo che prescrive o proibisce qualsiasi abbigliamento per le donne.

Allo stesso modo, la responsabile dei diritti delle donne di Amnesty International Svizzera, Cyrielle Huguenot, ritiene che

il divieto del velo integrale non è una misura che mira alla liberazione delle donne. Al contrario, è una politica simbolica pericolosa che attacca la libertà di espressione e di religione.

Questa misura, che non nasconde nemmeno la sua islamofobia, attacca direttamente le donne, in particolare le donne musulmane. Tuttavia, non spetta allo Stato dire alle donne come vestirsi. La stigmatizzazione e l’infantilizzazione delle donne non possono in alcun modo essere considerate un atto femminista.

Di fronte all’offensiva islamofoba che si sta diffondendo in Europa, è più che necessario esigere un femminismo antirazzista e antimperialista. Le donne devono avere il diritto di vestirsi come vogliono e la strumentalizzazione del femminismo per scopi islamofobici deve finire.

 

Emilia Louise

Traduzione da La Izquierda Diario