Pubblichiamo di seguito in italiano (con traduzione a cura di Brescia Anticapitalista) la “Dichiarazione sull’insurrezione operaia” del Movimento Socialista Kazako, che offre un sintetico quadro politico della rivolta in corso, in particolare sull’entrata in gioco della classe operaia come attore sociale. Un documento il cui interesse non è inficiato – ma anzi è rafforzato – dal fatto di essere scritto da una piccola organizzazione con posizioni staliniste di sinistra, che negli ultimi anni ha sviluppato rapporti più stretti con l’Iniziativa dei partiti comunisti e operai, la rete “diplomatica” di molti dei vecchi partiti stalinisti europei, dominata dal KKE greco, e della quale risulta ancora membro il PC di Marco Rizzo, che ha subito gridato sui social alla “rivoluzione colorata”, al contrario della presa di posizione del KKE stesso, affine a quella dell’organizzazione kazaka.


In Kazakistan c’è una vera e propria rivolta popolare. Fin dall’inizio le proteste sono state di natura sociale e di classe, poiché il raddoppio del prezzo del gas liquefatto è stata solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza. Le proteste sono iniziate a Zhanaozen su iniziativa dei lavoratori del petrolio, che è diventato una sorta di quartier generale politico per l’intero movimento di protesta.

La dinamica di questo movimento è indicativa: è iniziato come una protesta sociale, ma poi ha cominciato ad espandersi, e i collettivi di lavoratori hanno utilizzato le riunioni per avanzare le loro richieste di un aumento salariale del 100%, l’annullamento dell’aumento della produttività, il miglioramento delle condizioni di lavoro e la libertà di attività sindacale. Come risultato, già il 3 gennaio l’intera regione di Mangistau è stata in sciopero generale, che ha contagiato la vicina regione di Atyrau.

Già il 4 gennaio, i lavoratori del settore petrolifero della Tengizchevroil, dove le compagnie americane hanno una partecipazione del 75%, sono entrati in sciopero. È lì che nel dicembre dello scorso anno sono stati licenziati 40.000 lavoratori ed è previsto un nuovo round di licenziamenti. Sono stati sostenuti più tardi nella giornata dai lavoratori del petrolio di Aktobe e delle regioni del Kazakistan occidentale e Kyzylorda.

Inoltre, la sera dello stesso giorno, gli scioperi dei minatori della ArmelorMittal Temirtau nella regione di Karaganda e dei fonditori e minatori di rame della Kazakhmys corporation hanno iniziato quello che è essenzialmente uno sciopero generale in tutta l’industria estrattiva del paese. Anche qui ci sono state richieste di salari più alti, l’abbassamento dell’età pensionabile, il diritto ai sindacati e agli scioperi.

Nel frattempo, martedì, scioperi a tempo indeterminato erano già iniziati ad Atyrau, Uralsk, Aktyubinsk, Kyzyl-Orda, Taraz, Taldykorgan, Turkestan, Shymkent, Ekibastuz, nelle città della regione di Almaty e nella stessa Almaty, dove le barricate nelle strade la notte tra il 4 e il 5 gennaio ha portato allo scontro aperto dei manifestanti con la polizia, in seguito al quale l’amministrazione cittadina è stata temporaneamente esautorata. Questo ha dato a Kassym-Jomart Tokayev i motivi per dichiarare lo stato di emergenza.

Va notato che queste manifestazioni ad Almaty erano composte principalmente da giovani disoccupati e migranti interni, che vivono nei sobborghi della megalopoli e lavorano in lavori temporanei o sottopagati. E i tentativi di placarli con le promesse di ridurre il prezzo del gas a 50 tenge, separatamente per la regione di Mangistau e Almaty non hanno soddisfatto nessuno.

Nemmeno la decisione di Kassym-Jomart Tokayev di sciogliere il governo, e poi di licenziare Nursultan Nazarbayev, il presidente del Consiglio di Sicurezza, ha fermato le proteste, perché il 5 gennaio sono iniziate manifestazioni di protesta di massa nei centri regionali del Kazakistan settentrionale e orientale, dove prima non c’erano – a Petropavlovsk, Pavlodar, Ust-Kamenogorsk, Semipalatinsk. Allo stesso tempo, ad Aktobe, Taldykorgan, Shymkent e Almaty, si è cercato di prendere gli edifici delle amministrazioni regionali.

Nella stessa Zhanaozen, i lavoratori hanno formulato nuove richieste nella loro manifestazione indefinita – le dimissioni dell’attuale presidente e di tutti i funzionari di Nazarbayev, il ripristino della Costituzione del 1993 e le relative libertà di creare partiti e sindacati, il rilascio dei prigionieri politici e la fine della repressione. Il Consiglio degli Aksakal [Anziani] è stato istituito come organo di governo informale.

In questo modo, le richieste e gli slogan sono stati trasmessi a tutto il movimento, e sono usati in varie città e regioni, e alla lotta è stato dato un contenuto politico. Ci sono anche tentativi di creare comitati e consigli per coordinare la lotta.

Allo stesso tempo, le truppe sono state portate ad Almaty, Aktau e Zhanaozen. Mentre nella regione di Mangistau non ci sono stati scontri e tutto si è svolto pacificamente, perchè i soldati si sono rifiutati di disperdere i manifestanti, nella capitale meridionale sono iniziate le scaramucce, e durante la notte tra il 5 e il 6 gennaio sono state portate forze speciali per sgomberare con la forza l’aeroporto e i quartieri occupati dagli insorti. Secondo vari rapporti, decine di manifestanti sono stati uccisi.

In questa situazione c’è il pericolo che tutte le proteste e gli scioperi siano repressi con la violenza e che il paese sia completamente paralizzato da uno sciopero generale. È quindi urgente formare comitati d’azione uniti lungo linee territoriali e industriali per offrire una resistenza organizzata al terrore militare-poliziesco.

A questo proposito abbiamo anche bisogno dell’appoggio di tutto il movimento operaio e comunista internazionale e delle associazioni di sinistra, con l’obiettivo di organizzare una grande campagna nel mondo.

Il Movimento Socialista in Kazakistan esige:

La cessazione immediata delle ostilità contro il suo popolo e il ritiro delle truppe dalle città!

Le dimissioni immediate di tutti i funzionari di Nazarbayev, compreso il presidente Tokayev!

Il rilascio di tutti i prigionieri e detenuti politici!

La garanzia del diritto di formare i propri sindacati, partiti politici, e di fare scioperi e riunioni!

Legalizzazione delle attività del vietato Partito Comunista del Kazakistan e del Movimento Socialista del Kazakistan!

Invitiamo tutti gli operai e gli impiegati del paese a mettere in pratica la richiesta dei lavoratori del petrolio assassinati di Zhanaozen – di nazionalizzare, sotto il controllo dei collettivi di lavoro, tutta l’industria estrattiva e su larga scala del paese!

 

Movimento Socialista Kazako

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