Oggi, 24 gennaio, l’Argentina si ferma contro i “decretazos” iper-liberisti di Milei. In questo articolo, scritto da due dirigenti del PTS – Partido de los Trabajadores Socialistas (principale forza della sinistra radicale raggruppata nel FIT-U – Frente de Izquierda de los Trabajadores -Unidad), si analizza il contesto, le prospettive, ma anche le contraddizioni dello sciopero indetto dai principali sindacati del paese, di modo tale da proporre una strategia per affrontare con successo l’estrema destra.


Milei e il suo governo hanno lanciato un piano di guerra, approfittando della loro vincita alle elezioni e della disastrosa gestione dello stato del governo precedente. Vogliono che rimangano in vigore il più possibile la DNU (Decreto Necessità e Urgenza), la Legge Omnibus (LO) e le altre misure economiche previste dai loro piani politici. Il governo di Milei, come abbiamo già spiegato e come hanno denunciato i nostri deputati, intende cambiare nel minor tempo possibile e senza alcun dibattito parlamentare, un totale di più di 400 leggi che riguardano i diritti elementari dei lavoratori (straordinari, compensi, diritto di sciopero) e del popolo in generale (aumenti delle tariffe, nessun controllo dei prezzi, più privatizzazioni, nessun limite all’estrattivismo e alla vendita della terra a capitali esteri, liberalizzazione degli affitti, ecc.). Stanno cercando di creare uno stato di polizia per impedire le proteste. Infine, vogliono che il Congresso voti una “delega di poteri” a loro favore della durata di quattro anni, per governare come dittatori. Con questa mossa, citando Christian Castillo, intendono instaurare una “autocrazia” o, come sottolinea Matías Maiello, una “dittatura commissariale”, come conseguenza di quella che chiamiamo “offensiva bonapartista”, facendo appello ai concetti di Carl Schmitt. Alcune organizzazioni di sinistra usano un’espressione che ci sembra utile per divulgare il regime che emergerebbe in caso di approvazione della DNU e della LO: “dittatura civile” (per distinguerla dalle dittature militari che abbiamo subito).

Tuttavia, l’approvazione delle suddette leggi, non si sta rivelando facile per Milei e governo. La resistenza popolare è cominciata con marce (20 e 27 dicembre) cazerolazos (manifestazioni pacifiche connotate dall’uso di pentole, cazeroles in spagnolo, ed altri utensili da cucina per fare rumore e protestare) e assemblee in molte città, paesi e comuni, dove si sono riuniti lavoratori, lavoratori autonomi, studenti e donne. Un movimento di lavoratori del settore culturale ha organizzato il “cacerolazo cultural” in 80 città del Paese a metà gennaio. Nel bel mezzo dei periodi festivi di chiusura delle università, centinaia di studenti stanno organizzando gruppi WhatsApp e assemblee virtuali contro gli attacchi all’istruzione, alla cultura e all’università. La rabbia sta crescendo. La DNU ha già diversi provvedimenti giudiziari (misure cautelari) che ne bloccano la piena attuazione fino al verdetto della Corte (a febbraio). Al Congresso, Milei deve trovare un accordo con altri blocchi perché non dispone di una maggioranza propria. Tuttavia, hanno l’appoggio dei blocchi “collaborazionisti”, tra i quali il PRO, i Radicali ed il partito guidato da Pichetto, che negoziano con il governo i loro voti affinché la DNU non venga respinta e che la LO venga approvata “moderandone” diversi aspetti.

Il PJ (Partido Justicialista) e la UXP (Union Por la Patria) si oppongono al Congresso (anche se nessuno si fida della “fermezza” con cui alcuni legislatori rispondono a governatori con una tradizionale tendenza a negoziazione). Ma i loro leader nazionali non chiamano all’azione nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle strade. Mentre Massa critica lo sciopero dichiarandolo “prematuro” (nell’incontro con gli stessi leader della CGT!), Scioli passa dalla parte di Milei in cambio del mantenimento del suo incarico come ambasciatore in Brasile e Cristina tace fragorosamente dicendo che bisogna “aspettare” che Milei si logori da solo. Adottare queste posizioni, non equivarrebbe a lasciare soli i milioni di persone che hanno votato per Massa (44%), senza inoltre considerare gli elettori insoddisfatti di Milei, che pure in questo caso ci sono? Anche Pablo Moyano si è chiesto: “Dove sono Alberto, Cristina e Massa?”. Questa è la natura del peronismo: un partito che storicamente difende l'”ordine”, la gestione dello Stato (non a caso la scandalosa regolamentazione della DNU è stata stabilita negli stessi governi kirchneristi), il contenimento della “strada” opponendosi alla promozione della lotta e dell’organizzazione dal basso nei sindacati, nelle organizzazioni sociali, nei quartieri e nei centri studenteschi. Juan Grabois propone che il PJ sia l'”articolatore” di un tavolo d’azione politica di Unión por la Patria, al fine di “riorganizzare politicamente il movimento nazionale e popolare”. Grabois esorta a dare fiducia ai responsabili del disastro del precedente governo, che ora però stanno gettando la spugna, voltando le spalle all’organizzazione dal basso per affrontare Milei. Allo stesso tempo, i governatori e i sindaci peronisti applicano i loro aggiustamenti ovunque governino. La precarietà e gli alti livelli di povertà pro – capite non si distaccano dalla media nazionale. Nonostante ciò, la resistenza sta crescendo e si moltiplicano le espressioni dalla base del peronismo stesso per aderire allo sciopero con mobilitazione del 24, con un blocco più attivo che partecipa ai presidi ed alle assemblee popolari. Facciamo appello a questo “popolo peronista” per conquistare insieme le strade.

Dobbiamo rafforzare la consapevolezza che la posta in gioco è alta e che rischiamo di perdere molto. Se Milei vince questo round, i padroni e lo stesso governo, si sentiranno rafforzati e cercheranno di ampliare la loro influenza e potere. Aspettare in questa situazione equivale ad un atto criminale. Lo sciopero nazionale e le mobilitazioni indette dalla CGT (Confederación General del Trabajo) per il 24 gennaio saranno un’espressione forte e massiccia di rifiuto della DNU, della legge Omnibus e del protocollo Bullrich. Vi parteciperanno non solo le migliaia di sindacati di tutto il Paese che fanno parte della CGT e delle CTA (Centrales de Trabajadores/as de Argentina), ma anche molte associazioni culturali, politiche, sociali e di quartiere (molte delle quali influenzate dal peronismo), nonché i movimenti piquetero e la sinistra. Ma non si tratta solo di dimostrare il rifiuto dei fatti di cui sopra, riempiendo la Plaza de los Dos Congresos. Le manifestazioni non fermeranno il governo. Solo azioni di lotta molto più massicce e forti potranno costringere Milei e i suoi alleati a fare marcia indietro o costringere il Congresso stesso a respingere questo brutale attacco ai diritti del lavoro. Dobbiamo mettere in moto la forza di tutti i lavoratori, che è tanta, per dimostrare che facciamo sul serio. Stanno arrivando per prendersi tutto quello che è stato conquistato con anni di lotte. Noi, per massimizzare la portata della nostra risposta, possiamo iniziare a organizzare i settori militanti più determinati a respingere questo attacco e prepararci a una controffensiva per porre fine a questi piani che spostano i costi della crisi verso il basso.

Malgrado questa massiccia mobilitazione, i dirigenti della CGT e delle CTA invocano lo sciopero con varie dichiarazioni e si preparano autonomamente per mobilitare solo i loro apparati. Non si organizzano né discutono con milioni di lavoratori che fanno funzionare tutto nei luoghi di lavoro e nei quartieri. Hanno paura di noi. Vogliono dare una dimostrazione di forza controllata affinché il governo di Milei sia aperto a negoziare, invece di organizzare azioni e lotte volte ribaltare la storia. Per questo hanno lasciato passare quattro anni di aggiustamenti effettuati dal precedente governo e puntano a fermare la DNU e “alcuni aspetti” della Legge Omnibus con mezzi “istituzionali” e non con una lotta coerente.

Laddove sono iniziati duri attacchi a settori lavorativi specifici, come nello Stato, i dirigenti peronisti non rispondono all’offensiva del governo. Infatti, l’ATE (Asociación de Trabajadores del Estado) sta solo attuando timide misure di lotta, mentre l’UPCN (Union del Personal Civil de la Nacion), già nota per la sua totale passività di fronte ai licenziamenti o alla perdita di conquiste, sembra non voler partecipare alla lotta.

Milei accusa la CGT di difendere i suoi privilegi, ma vuole in realtà liquidare conquiste storiche che non hanno nulla a che vedere con i privilegi della burocrazia (indennizazzioni, diritto di sciopero, orario di lavoro, limiti alle esternalizzazioni e ai contratti temporanei per “periodo di prova”) al fine di assicurare più profitti ai padroni del Paese, ai supermiliardari ed al potere economico. Gli stessi che usano e mantengono la burocrazia sindacale per controllare i lavoratori. Il burocrate del Commercio Cavalieri ha già rinnovato, grazie al parere favorevole della Ministra del “Capitale Umano”, un accordo per mantenere una “quota di solidarietà” del 2%.

Pertanto, sta ai settori militanti assicurare che lo sciopero venga discusso in tutti i luoghi di lavoro, ove possibile, in modo che tutto si fermi alle 12.00 e che la mobilitazione sia davvero massiccia da parte dei lavoratori. Abbiamo già iniziato a organizzare attività comuni tra settori sindacali, assemblee di quartiere e di giovani, ma abbiamo bisogno di maggiore audacia. Stiamo pensando di convocare assemblee dove i settori anti-burocratici controllano le organizzazioni sindacali, di imporle dove la burocrazia comanda ma noi abbiamo la forza dell’opposizione, di cercare di portare i compagni a mobilitarsi in modo massiccio anche sapendo che la burocrazia non garantirà i trasporti per tutti, di stabilire legami con le assemblee popolari o di quartiere, di cercare l’unità tra occupati e disoccupati, di diffondere lo sciopero e di aiutarlo ad essere forte in altre aziende della zona. In diverse fabbriche e aziende abbiamo volantinato comunicati e stampato manifesti con queste richieste. Dobbiamo moltiplicare le assemblee per unificare tutti coloro che vogliono lottare, in modo che lo sciopero e i cortei in tutto il Paese siano il più forti possibile. Da qui l’impulso di tutti i coordinamenti che facciamo a livello nazionale e in ogni provincia, come a Jujuy, dove stiamo promuovendo un incontro tra lavoratori, popoli nativi, movimenti sociali e altri, che cercano una lotta coerente e organizzata dal basso.

Ci sono compagni che, a causa della disorganizzazione, della paura o della sfiducia nella burocrazia, non sanno se parteciperanno alla mobilitazione. Dobbiamo essere sicuri che questo sciopero nazionale sia del tutto legale (i sindacati e il diritto di sciopero non sono vietati), che tutti i sindacati partecipino e che, se saremo organizzati, per i padroni sarà molto difficile fare rappresaglie, che sarebbero del tutto illegali. È ora di segnare il campo per loro, in modo che non pensino di poterci pestare i piedi senza alcuna lotta.

In questo modo, possiamo far sì che ogni luogo di lavoro e ogni quartiere in cui si trovano i settori militanti diventino trincee di organizzazione e di lotta coerente, indipendenti dalle posizioni di azione dei sindacati. Le esperienze di coordinamento che potremmo vincere nella lotta per garantire lo sciopero e la mobilitazione tra organizzazioni e gruppi operai, assemblee popolari, centri e gruppi studenteschi, gruppi di quartiere, movimenti sociali, ecc. serviranno a costituire organismi di coordinamento o “comitati d’azione” ci permetteranno di creare un blocco più formalizzato e coeso che sarà più forte in vista di ogni lotta parziale. Un blocco più forte per imporre un fronte politico più unito alle leadership sindacali e sociali. Da lì continueremo a “scioperare insieme” di fronte a loro, chiedendo che facciano assemblee, che mettano microfoni per le piazze, che si uniscano ai vicini e ad altri militanti, mostrando cosa potrebbero fare se facessero appello all’immensa maggioranza della classe operaia, di cui fanno parte più di 30 milioni di persone con le loro famiglie. Siamo sicuri che i lavoratori che seguiranno questi appelli potranno esigere più risposte ampliando la portata della protesta ed imporranno in queste istanze quanto più possibile, facendo esperienza. Per questo, per dare l’esempio, dobbiamo dimostrare che noi siamo in grado di portare avanti quello che ci proponiamo di fare.

Dobbiamo organizzare lo sciopero attivo in ogni luogo di lavoro e in ogni quartiere affinché tutto si fermi e che tutti partecipino alla mobilitazione. Lottiamo al fine di rendere lo sciopero totale (tranne che per i trasporti necessari a garantire la mobilitazione) e per ampliare le manifestazioni ed i cortei a centinaia e centinaia di migliaia di persone. Chiunque voglia esprimere il suo rifiuto per l’attacco del governo di Milei non può mancare. Dobbiamo esigere che i trasporti per le manifestazioni siano presenti, visto che le direzioni sindacali ufficiali non hanno intenzione di fornire supporto logistico per tutti. In questo caso, dobbiamo fornire i mezzi per raggiungere la manifestazione. Dove ci sono sindacati, sindacati interni o gruppi indipendenti o di classe, dobbiamo metterci in prima linea in questa lotta e includere anche queste realtà, andando nelle fabbriche o aziende di zone dove non esiste ancora una organizzazione strutturata, per aiutarli a mobilitarsi anche lì. Un grande punto di sostegno reciproco è rappresentato, in questa istanza, dalle assemblee popolari e di quartiere che si sono sviluppate, così come dalle assemblee e dalle commissioni studentesche. È necessario stabilire un contatto tra i membri delle assemblee e i lavoratori, in modo che possano aiutare a scioperare dove la dittatura dei padroni è ancora totale, dove non c’è il diritto di sciopero perché non ci sono delegati o non sono registrati come lavoratori.

Noi, membri settori militanti e di coscienza di classe, abbiamo elaborato il nostro programma e richiesto un piano di lotta fino al rovesciamento della DNU e delle leggi e dei protocolli reazionari. Lottiamo al fine di far pagare la crisi ai grandi padroni. Con queste rivendicazioni ci battiamo affinché il 24 sia una giornata il più massiccia e forte possibile marciando con la nostra militanza nelle colonne dei sindacati convocanti insieme ai compagni ed alle compagne. Allo stesso tempo, stiamo organizzando una colonna indipendente con un incontro che si terrà il 17 gennaio a Ademys per riunire i sindacati militanti, i settori non sindacalizzati degli occupati e dei disoccupati, gli studenti e tutti coloro che aderiscono a questa prospettiva.

Uno sciopero nazionale e grandi mobilitazioni creeranno le condizioni per l’avanzata dei settori militanti, socialisti e di sinistra. La storia dimostra che è sempre stato così. Dopo ogni azione massiccia e vigorosa, coloro che hanno portato e che porteranno la lotta fino in fondo si sono rafforzati e si rafforzeranno, perché è nella lotta stessa che milioni di persone vedono la forza della nostra classe ed il coraggio di lottare per recuperare i sindacati e i centri studenteschi. Una forza di classe che risiede anche nella volontà di creare nuove organizzazioni democratiche e militanti, la stessa forza propria dei coordinatori delle proteste che hanno fatto la storia della classe operaia argentina.

Possiamo rendere la giornata del 24 gennaio l’inizio di un percorso che metta le cose al loro posto: il piano di Milei nel cassetto dei ricordi e la classe operaia, il popolo e la gioventù in una condizione di recuperare tutto ciò che è stato perso in questi anni e di imporre che la crisi sia pagata da chi sta in alto.

Jonatan Ros, Fredy Lizarrague

Traduzione da Ideas de Izquierda

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