Nelle ultime settimane vi sono stati sviluppi negativi da parte delle istituzioni e della proprietà nella vertenza GKN, sviluppi ampiamente previsti e denunciati dai lavoratori che lo scorso martedì 12 Marzo sono saliti su una torre della stazione Santa Maria Novella di Firenze. In un contesto in cui il settore automotive è in ristrutturazione e altre vertenze (come quella dei manutentori delle ferrovie) mostrano la praticabilità dell’auto-organizzazione dei lavoratori promossa in primis dal Collettivo Gkn, è necessario continuare a difendere questa lotta.


Liberare Gkn, così recitava lo striscione che martedì 12 marzo sventolava sulla torre faro della stazione centrale di Santa Maria Novella, dove sono saliti due operai del collettivo di fabbrica. 

Quel giorno si sarebbe dovuto tenere l’incontro al Mimit, che a causa di un errore nella convocazione da parte del governo, è stato posticipato. Dopo due mesi in cui Qf non paga né gli stipendi né gli arretrati, il collettivo di fabbrica chiede il commissariamento di Qf, il pagamento degli stipendi e di lasciare il territorio e la comunità operaia “liberi di pensare alla reindustrializzazione e al futuro industriale del sito, cessando questa guerra unilaterale contro operai e territorio. Non va liberato un fantomatico stabilimento, ma una fabbrica dal ricatto e da potenziali logiche speculative”.

A seguito della sentenza del Tribunale di Firenze che condanna QF imponendogli l’applicazione della legge 234/2021,  non è arrivata nessuna indicazione dall’azienda.

Entro 60 giorni, QF avrebbe dovuto valutare tutti i progetti industriali, costruire una road map per la loro fattibilità, agganciare un ammortizzatore sociale legato a tali progetti industriali e successivamente svuotare lo stabilimento nella piena garanzia della sua reindustrializzazione e della creazione dei posti di lavoro e del benessere del territorio.

 

Mantenere alta l’attenzione su GKN

L’inerzia di QF rappresenta l’ennesimo tentativo dell’azienda di logorare la determinazione degli operai per spingerli  a licenziarsi.

Ricordiamo come, a fine anno, fosse stata aperta una procedura definitiva di licenziamento, annullata poi dal tribunale di Firenze per condotta antisindacale. La risposta del collettivo era stata una chiamata a tutti i solidali, lavoratori e militanti, davanti ai cancelli dell’impianto ex-GKN di Campi Bisenzio per la notte di Capodanno. 

La forte partecipazione all’evento ha dimostrato ancora una volta  il ruolo che la vertenza e il suo collettivo ricoprono nella scena politica militante.

Nonostante il grande successo dell’iniziativa del Capodanno a GKN, è evidente che la vertenza stia progressivamente perdendo l’attenzione di cui godeva all’inizio. 

Affinché ciò non accada, è imperativo rinnovare e rafforzare il sostegno e la mobilitazione intorno a GKN, specialmente considerando le prospettive offerte dal possibile allargamento della lotta al settore dell’automotive e metalmeccanico, attualmente attraversati da una fase di rivitalizzazione delle rivendicazioni operaie.

In questo panorama, procede il piano per un azionariato popolare per permettere un piano di reindustrializzazione dal basso, ridare al territorio i posti di lavoro e creare una fabbrica socialmente integrata al servizio della collettività, che punta a produzioni ecologicamente avanzate, insieme a una costante mobilitazione, con lo scopo di sollecitare l’intervento pubblico.

Inoltre, il collettivo ha convocato la seconda edizione del  festival della letteratura working class,dal 5 al 7 Aprile,  a cui invitiamo a partecipare.

 

L’importanza della vertenza come esempio  

Oltre a essere la più lunga assemblea del movimento operaio italiano degli ultimi tempi, la lotta GKN rappresenta un punto di riferimento per il tessuto sociale e politico fiorentino. Ma più in generale, la vertenza GKN, deve essere letta come un richiamo alla necessità di passare dalla lotta economica alla lotta di classe politica e alla costruzione di nuovi rapporti di forza, che mettano al centro le esigenze dei lavoratori e della comunità, non i profitti dei capitalisti.   

Per fare ciò è imprescindibile radicarsi nella classe lavoratrice, e per questo motivo  la vertenza  GKN-Insorgiamo ci parla della necessità di costruire un intervento politico in settori strategici, come il  metalmeccanico e l’automotive.                                                

Ciò può accadere solo con strutture in grado di ampliare l’esempio del Collettivo, ridurre le divisioni artificiali tra aziende e settori, e favorire la coesione tra lavoratori dei sindacati confederali e dei sindacati di base, quali coordinamenti tra lavoratori di fabbriche appartenenti alla stessa filiera. L’efficacia e la praticabilità di un modello del genere, ce la stanno dimostrando oggi anche i manutentori delle ferrovie, che appoggiati da USB e Cobas, hanno dato vita a un’assemblea nazionale auto-organizzata contro un piano capestro firmato dalle grandi burocrazie sindacali.

 

Riconvertire il settore automotive per lottare contro il capitalismo

La vertenza GKN continua a fornirci anche elementi di rivendicazione importanti per un superamento del sistema economico vigente. Per questo, come Voce delle lotte, sosteniamo il piano di reindustrializzazione ecologico dal basso, che dovrebbe essere sviluppata da tutto il movimento dei lavoratori come rivendicazione della nazionalizzazione sotto il controllo operaio del settore automotive tutto, il quale si trova a un punto di svolta rispetto alla riconversione elettrica.

Infatti, il settore automobilistico, così come quello metalmeccanico, sono interessati da una stagione di fibrillazione, vedi la Lotta Magneti Marelli, lo sciopero Stellantis a Pomigliano e a Cassino, e l’ STMicroelectonics a Catania, che hanno portato allo sciopero dei confederali il  7 luglio. Questa settimana, ha inoltre avuto luogo uno sciopero per le condizioni di lavoro e la difesa dell’occupazone allo stabilimento Stellantis di Cassino. Oltreoceano, il settembre scorso negli USA,  i lavoratori in sciopero di Stellantis Ford e General Motors rivendicavano la  riduzione dell’orario di lavoro e aumenti salariali, oltre a denunciare il pericolo di licenziamenti causato dalla conversione della produzione in auto elettriche.

Appare perciò ancora più urgente la necessità di unire la lotta ecologista e la lotta di classe, dandogli una prospettiva anticapitalista, rendendo evidenti le connessioni tra il settore automobilistico, l’organizzazione dei lavoratori, le logiche  di dominio del capitale, e infine gli effetti  che questo dominio ha sull’ambiente naturale, sociale, e sulle relazioni umane. 

La chiave di volta è rivendicare una transizione pubblica e democratica alla mobilità elettrica. L’unico modo per farlo è uscire dalla logica del profitto, spostandosi da una mobilità incentrata sui veicoli privati a una sul trasporto pubblico efficiente, pulito e gratuito per tutti. 

Per concludere,  è importante tenere a mente che il contesto attuale, che si regge sugli interessi di grandi banche e capitalisti, caratterizzato da povertà, guerre e speculazione, richiede un impegno costante e una visione critica per guidare la lotta verso una trasformazione sociale significativa. La lotta per GKN rappresenta solo una parte di un movimento più ampio, che fa della sua forza la determinazione e la solidarietà  tra lavoratori e comunità,  volto ad un cambiamento, sociale e ecologico, rivoluzionario.

 

Laura Colli

Nata a Modena nel 1999, ha studiato prima a Bologna e poi a Firenze, specializzandosi in Economia dello Sviluppo. Partecipa al Circolo de la Voce delle Lotte di Firenze.