Sabato 31 gennaio si terrà a Torino una manifestazione nazionale contro l’economia di guerra, la repressione statale e in difesa degli spazi di organizzazione dal basso. Come Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR) e La Voce delle Lotte, aderiamo e partecipiamo a questa chiamata che cerca di unire le lotte contro il governo di Giorgia Meloni e la sua offensiva autoritaria.


Una mobilitazione che nasce dalla resistenza alla repressione

Lo scorso 17 gennaio, una grande assemblea all’Università di Torino ha votato una piattaforma di lotta il cui obiettivo principale era quello di convocare questa mobilitazione nazionale con lo slogan Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”. La data nasce dall’esigenza di convergere di fronte all’avanzata repressiva del governo, che ha avuto un punto di svolta con lo sgombero del centro sociale Askatasuna il 18 dicembre, spazio di riferimento storico per la lotta ambientalista e sociale nella città.

A questo attacco si sono aggiunte nuove ritorsioni contro i giovani, come gli arresti domiciliari agli studenti del Liceo Einstein, che hanno espresso solidarietà alla Palestina e difeso la loro scuola dalle provocazioni di gruppi di estrema destra. La radicalità del movimento che si è espresso a settembre ha reso Torino uno dei laboratori preferiti dal governo per applicare il cosiddetto decreto sicurezza”, approvato mesi fa.

Un ampio appello contro il governo Meloni

L’appello alla mobilitazione è rivolto a tutto l’arco politico e sociale che, “con le sue specificità e differenze, rappresentandole tutte”, voglia aggiungere la sua adesione e costruire un ampio spazio di mobilitazione contro il governo Meloni e la sua manovra economica.

In questo contesto, la partecipazione dei lavoratori, come quelli della GKN e dei sindacati di base come l’USB, che sono stati in prima linea nel movimento, rappresenta un sostegno fondamentale in una regione dove la classe lavoratrice ha saputo dare importanti lezioni di lotta, nella storica città rossa dei partigiani antifascisti. Dopo decenni di sconfitte, si apre una nuova fase in cui è necessario recuperare gli strumenti e i metodi di lotta che quelle esperienze hanno lasciato.

Un primo passo in questa direzione è quello di avanzare nel coordinamento di un fronte di lotta contro i decreti autoritari e polizieschi, per sconfiggere i piani del governo di scaricare i costi del riarmo sulle spalle dei lavoratori e dei giovani, difendendo il diritto di scioperare e di manifestare.

Contro la passività sindacale e le false alternative politiche

Tuttavia, come si è visto negli ultimi mesi, nonostante la massiccia e radicale portata del movimento, i dirigenti sindacali confederali sono riusciti a incanalare il malcontento attraverso vie istituzionali, puntando sulla smobilitazione. Per questo, sulla strada verso la costruzione di un coordinamento reale, è fondamentale esigere azioni congiunte da coloro che dicono di rappresentare i lavoratori, per bloccare nuovamente tutto fino a sconfiggere il governo.

Allo stesso tempo, è necessario sottolineare che la forza sociale e politica in grado di sconfiggere Meloni non può essere costruita insieme a coloro che sono stati complici dell’accerchiamento poliziesco e della militarizzazione di interi quartieri, come è avvenuto durante lo sgombero di Askatasuna. In questo senso, denunciamo il Partito Democratico (PD) e la mal denominata “centro-sinistra”, che hanno partecipato attivamente all’avanzata repressiva e ai piani per consolidare uno Stato di polizia contro il dissenso, come dimostra il DDL Delrio.

Da Napoli a Milano: cresce la mobilitazione e il coordinamento contro l’offensiva repressiva

Da Napoli a Milano si moltiplicano le assemblee, le mobilitazioni e i tentativi di coordinare una risposta comune all’offensiva repressiva del governo contro coloro che si sono mobilitati nell’ambito di Blocchiamo tutto, in solidarietà con la Palestina e contro i piani di riarmo e militarizzazione promossi da Meloni.

Il 24 gennaio si è svolta un’importante mobilitazione a Massa, indetta dalla CGIL Toscana con lo slogan La protesta non è reato”, contro la criminalizzazione della protesta e a sostegno dei 37 manifestanti arrestati. Il segretario generale regionale ha anche espresso la volontà di avanzare verso uno sciopero generale regionale. A livello nazionale, tuttavia, le direzioni confederali continuano a puntare sulla passività e sulla dispersione delle forze.

Da parte sua, tra il 24 e il 25 gennaio si è tenuta a Bologna l’assemblea “O re o libertà”, con la partecipazione di decine di persone e organizzazioni, dove si è discusso su come prepararsi ad intervenire nei prossimi eventi politici nazionali e internazionali.

A loro volta, in diverse città ci sono proteste contro la decisione del governo di portare alle Olimpiadi invernali di Cortina agenti dell’ICE, massicciamente contestati nell’ultima settimana per la loro azione repressiva contro gli immigrati e per l’omicidio a sangue freddo di Renée Good e Alex Pretti.

Nelle scuole medie e superiori di tutto il paese migliaia di studenti continuano a dimostrare la loro solidarietà alla causa palestinese. Ora difendono le loro scuole dagli incessanti attacchi dei gruppi di estrema destra, dagli attacchi del ministero dell’istruzione contro gli insegnanti che portano avanti l’educazione contro la guerra, dall’ingerenza della polizia e delle forze repressive nei loro piani di formazione e affrontando misure giudiziarie.

Infine, il 6 febbraio è stato indetto uno sciopero internazionale dei portuali, una misura promossa dai lavoratori del CALP e dal sindacato di base USB con il sostegno di vari sindacati di Grecia, Marocco, Turchia e Paesi Baschi. Essi cercano di contrastare le crescenti tendenze militariste dei loro paesi tessendo alleanze di solidarietà e di classe oltre i confini nazionali.

Questi sono alcuni esempi della volontà di decine di migliaia di persone di organizzarsi e lottare. Di fronte a un governo che agisce in modo unificato, non bastano risposte parziali: è indispensabile convergere in una prospettiva comune, basata sull’organizzazione dal basso, l’indipendenza politica e l’unità nella lotta. In questo senso, il 31 deve essere un primo passo per avanzare verso un coordinamento nazionale di assemblee, spazi sociali, sindacati combattivi e organizzazioni politiche. 

 

*Mentre scrivevamo questo articolo, studenti e collettivi organizzati dell’Università di Torino hanno deciso di occupare la sede di Palazzo Nuovo in risposta alla decisione delle autorità universitarie di vietare un evento di solidarietà con l’Askatasuna. A loro tutta la nostra solidarietà!

 

Laura Tartaglia

Nata a La Plata, Argentina, nel 1992, dove ha militato con il Partido de los Trabajadores Socialistas. Laureata in Tecnica bibliotecaria. Vive e lavora a Monza, milita nella corrente femminista Il Pane e le rose e nella FIR.