Oggi 16 maggio in varie piazze si protesta per la Palestina. Nel corso del mese vari sindacati di base – l’Unione Sindacale di Base (USB) il 18 maggio Cobas, SiCobas, Adl Cobas e CUB il 29 – hanno inoltre chiamato scioperi a sostegno della Flotilla, contro genocidio sionista a Gaza e dinamiche di riarmo, guerra e attacchi alle classi popolari. Grande assente la CGIL… Serve sostenere questi scioperi, ma al contempo discutere come evitare che divisioni e auto-referenzialità, lascino gioco facile al governo e alle burocrazie sindacali confederali.
Lo scorso 12 aprile partiva da Barcellona la seconda missione verso Gaza della Global Sumud Flotilla, volta a sfidare ancora una volta l’occupazione sionista a Gaza e rompere il silenzio della comunità internazionale di fronte al massacro di un popolo che trova la sua apoteosi nel genocidio che lo stato illegittimo di Israele sta perpetrando da più di due anni contro la popolazione palestinese nella striscia. Dopo più di due settimane di navigazione la Flotilla viene intercettata in acque internazionali (in corrispondenza della Grecia) dalle forze di occupazione israeliane che hanno sequestrato e detenuto vari attivisti e militanti nella complicità internazionale. Molti di loro saranno liberati il 1° maggio ma Thiago Avila e Saif Abukeshek saranno invece trasferiti nelle carceri israeliane dove resteranno (tra torture psicologiche, pestaggi e maltrattamenti), fino all’11 maggio giorno in cui sono stati rilasciati a seguito della forte mobilitazione internazionale a sostegno della loro liberazione. Accanto alla missione della Flotilla ed al genocidio che non accenna a fermarsi, il caos sistemico si intensifica, con le tensioni tra Iran e Stati Uniti – successive all’aggressione da parte di questi ultimi e Israele – che non sembrano diminuire trasformando lo stretto di Hormuz in una polveriera ; una situazione che ha fatto schizzare i prezzi del petrolio alle stelle, minacciando di inaugurare un periodo di recessione e stagnazione economica globale.
Questi i principali eventi a livello internazionale che fanno da sfondo ad un maggio che, almeno in Italia, si preannuncia più caldo del solito. Già questa settimana e la scorsa settimana sono stati chiamati vari scioperi: tra le date più importanti troviamo il 7 maggio giorno in cui gli istituti tecnici ed i portuali sono scesi in piazza in uno sciopero nazionale, mentre il 16 maggio ci sarà una manifestazione nazionale chiamata dai Giovani Palestinesi Italiani per commemorare la Nakba. Altri importanti appuntamenti avranno luogo il 18 maggio e il 29 maggio, con gli scioperi del sindacalismo di base.
Gli scioperi del 18 e del 29 maggio
Lo sciopero generale indetto da USB per il 18 maggio, con lo slogan “Nemmeno un chiodo per guerra e genocidio”, assume in questo frangente una forte importanza. Al netto delle crescenti tensioni economiche e geopolitiche, la fase si caratterizza in Italia per un periodo di complessivo riflusso della mobilitazione avvenuta lo scorso autunno – una mobilitazione tanto significativa, quanto attraversata da contraddizioni. Tuttavia, la Flotilla ha rappresentato un elemento di potenziale rilancio del movimento di solidarietà alla Palestina; aspetto colto dal comunicato di USB che annuncia lo sciopero, ove si legge il sostegno alla resistenza palestinese, così come alla necessità di una nuova e più forte Flotilla di terra.
Questa data, rappresenta quindi un’occasione per coagulare e riportare all’attenzione pubblica le rivendicazioni del Blocchiamo Tutto: stop al genocidio in Palestina, al processo di occupazione dei territori palestinesi (che adesso trova un rinnovato slancio con la creazione di una “linea arancione” a Gaza) ed autodeterminazione del popolo palestinese; no all’economia di guerra, al riarmo ed alla militarizzazione della società; contrasto alle politiche di austerità in favore delle spese militari ed all’erosione delle condizioni di vita della popolazione.
In aggiunta, lo sciopero del 18 maggio mobilita settori strategici dei lavoratori e lavoratrici come quello dei trasporti pubblici e dei porti – dove USB ha strappato in questi anni una discreta influenza ai sindacati maggiori – della scuola e delle amministrazioni pubbliche.
Questo appuntamento rappresenta un momento in cui alzare l’asticella del conflitto contro il governo Meloni, che già in precedenza ha mostrato evidenti segni di debolezza sia a livello interno con la débâcle del referendum, sia a livello internazionale con la sua vicinanza a Trump che diventa sempre più impopolare e pericolosa da gestire. Inoltre il finanziamento del comparto militare con una manovra finanziaria che destina somme irrisorie a educazione, sanità e salari per finanziare il riarmo; i decreti sicurezza ed il disegno di legge contro l’antisemitismo che criminalizzano scioperi e dissenso; le misure come il “salario giusto” che fanno i comodi dei padroni e si mostrano inadeguate di fronte alla crisi energetica, all’inflazione ed all’erosione delle condizioni di vita, mettono in evidenza la necessità di una mobilitazione forte e indipendente dal centro-sinistra per opporsi al governo partendo dai settori strategici e più combattivi della classe lavoratrice.
Il 29 vi sarà, inoltre, uno sciopero di altri settori del sindacalismo di base, SiCobas, Adl Cobas, CUB e Federazione Cobas. Si mobilita, in questo modo, anche una fascia di lavoratori importante nella logistica privata, influenzata da queste sigle sindacali – SiCobas in particolare – ultimamente sottoposta a crescente criminalizzazione con l’inserimento del settore tra quelli sottoposti a legislazione anti-sciopero. Si tratta di un’ulteriore data di lotta utile poiché ripropone il tema dell’opposizione al governo su temi legati a guerra e impoverimento, oltre a mettere nuovamente in primo piano la solidarietà al popolo palestinese.
Grande assente: la CGIL. Ma l’urgenza dell’unità d’azione non può essere aggirata.
Nei mesi che hanno seguito le mobilitazioni unitarie del Blocchiamo Tutto dello scorso autunno, alcuni gruppi di lavoratori della CGIL hanno insistito sulla necessità di continuare la mobilitazione contro riarmo, economia di guerra e genocidio, nonostante l’indisponibilità dei propri dirigenti a farlo. Si pensi alla campagna promossa tra ottobre e novembre dai lavoratori di Leonardo Grottaglie (Bari) contro la produzione di armi per Israele. La settimana scorsa, invece, la RSU Leonardo di Caselle (Torino) ha espresso posizioni anti-imperialiste, di sostegno alla Flotilla e contro la militarizzazione. Parole d’ordine simili sono state riprese dalla nostra compagna Ines Abdelhamid, delegata scaffalisti in subappalto Coop, all’assemblea dei delegati CGIL di Bologna (vedi in particolare gli ultimi 3 minuti del video).
Dallo scorso dicembre ad oggi, la crisi e gli attacchi dei padroni in termini di ristrutturazioni hanno inoltre portato a lottare alcuni settori importanti di lavoratori organizzati principalmente dalla FIOM e altri sindacati confederali. Si pensi alla 5 giorni di scioperi – parzialmente vittoriosi – degli operai Ex Ilva di Genova, proprio in questi giorni nuovamente sotto minaccia di un ridimensionamento degli impianti. Ci riferiamo, passando a un caso recentissimo, allo sciopero di martedì 12 maggio dei lavoratori Electrolux in tutti gli stabilimenti contro il piano di 1700 licenziamenti su una forza lavoro di 4500 presentato dalla multinazionale svedese. Ma i lavoratori che stanno subendo una crisi aziendale sono oltre 130.000, secondo i dati del ministero dell’industria. Ogni situazione ha le sue caratteristiche specifiche e complesse, tuttavia, come ha sottolineato il Collettivo GKN, in fondo, si tratta del risultato di una crisi che sempre più viene scaricata sui lavoratori, mentre il capitale “si sposta dalla produzione civile a quella militare” – la cui capacità di generare posti di lavoro è completamente illusoria. In barba a questa situazione, che si aggiunge ai problemi legati al caro-vita già segnalati, la burocrazia della CGIL continua a rifiutare di porsi il problema di una mobilitazione generale, dopo aver attivamente promosso la divisione e la smobilitazione del Blocchiamo Tutto.
Da questo punto di vista – lo ribadiamo – gli scioperi dei sindacati di base sono estremamente importanti per rilanciare i punti politici della lotta a genocidio, militarizzazione, guerra e attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori, a fronte della passività di Landini e soci. Tuttavia, la convocazione di due scioperi separati, il 18 e il 29, rende più difficile mettere in campo una protesta relativamente ampia e in grado di favorire quelle pressioni che hanno costretto anche la CGIL a mobilitarsi il 3 ottobre scorso, moltiplicando l’impatto del Blocchiamo Tutto fino ad arrivare al milione e mezzo in piazza a Roma la domenica successiva.
Vero, il 22 settembre fu chiamato senza alcuni pezzi rilevanti del sindacalismo di base, come il SiCobas, ed ebbe lo stesso una risonanza inaspettata. Tuttavia, nonostante oggi la nuova Flottilla abbia rivitalizzato le reti militanti dopo un inverno di repressione, la fase attuale è ancora segnata da un riflusso importante della mobilitazione: di conseguenza, l’impegno all’unità d’azione è estremamente urgente. Allo stesso modo, il sindacalismo di base e i settori di movimento non possono permettersi di compiacersi del fatto che, mobilitandosi da soli, si dimostrano più radicali della CGIL, come è successo lo scorso novembre. Al contrario la CGIL va apertamente sfidata alla dichiarazione di uno sciopero generale, approfittando delle sue contraddizioni e degli elementi che spingono in questo senso alla sua base.
In astratto, non è possibile escludere che di ‘tradimento in tradimento’ i confederali si svuoteranno di lavoratori a vantaggio di organizzazioni più combattive (cosa che, in concreto, sembra stia avvenendo solo in alcuni settori, magari strategicamente importanti, ma limitati). Tuttavia, la mobilitazione dei lavoratori CGIL è necessaria qui e ora contro la barbarie a cui ci costringono padroni e governo.
Quello che è successo dopo l’esaurimento del Blocchiamo Tutto deve far riflettere: quanto segue a un movimento di massa che non riesce ad avere sufficiente continuità ed estensione non è un periodo di calma dove accumulare forze in tranquillità, ma la reazione repressiva del potere costituito. Provare quindi a giocare tutte le carte a favore dell’unità d’azione è un’esigenza vitale, contro la repressione, per mettere in difficoltà le strategie passivizzati dei burocrati, e fare dei passi in avanti verso la costruzione di una forza indipendente della classe lavoratrice.
In ogni caso, ci auguriamo- e nel nostro piccolo lavoreremo – affinché che le giornate del 18 e del 29 maggio possano andare bene, e favorire una rottura delle complicità governative col genocidio sionista, insieme a un’inversione della militarizzazione dell’economia e della società. Lo facciamo però rilanciando le parole d’ordine del fronte unico e del coordinamento inter-sindacale con assemblee dal basso come necessità strategica di lotta per dare una risposta forte e necessaria alla svolta ultra-repressiva e militarista del governo italiano e più in generale dell’imperialismo USA e UE.
Ci vediamo in piazza, in solidarietà alla Flotilla, contro genocidio, riarmo e aggressioni imperialiste; contro criminalizzazione di scioperi e proteste.
No alle ristrutturazioni, ai licenziamenti e alla riconversione bellica dell’economia. Contro la disoccupazione, forti riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario.
Per l’esproprio dei settori in crisi e inquinanti a vantaggio di una riconversione ecologica pianificata democraticamente da lavoratori e comunità.
Stop all’inflazione, per un salario minimo inter-categoriale calcolato dai lavoratori in base a quanto necessario per una vita degna e una scala mobile sui salari.
“Volevamo liberare la Palestina ma è la Palestina che ha liberato a noi.”
Marco Adamo
Lorenzo Lodi
Nato a Brescia nel 1991, ha studiato Relazioni Internazionali a Milano e Bologna. Studioso di filosofia, economia politica e processi sociali in Africa e Medio Oriente.