Lo sgombero del centro sociale Askatasuna, fortemente voluto dal governo e avvenuto con la complicità di PD e 5Stelle colpisce un’importante esperienza sociale e politica torinese. Non solo: si tratta di un attacco a chiunque lotti contro la devastazione ambientale, il genocidio sionista e le politiche di tagli, repressione e riarmo. Solidarietà all’Askatasuna; per complicità militante, ma anche per rilanciare l’opposizione al governo e tornare a discutere come ri-bloccare tutto e cambiare, radicalmente, tutto. Domani alle 14.30, tutti in piazza col cuore e in presenza a Torino!


Dopo una campagna mediatica e politica che va avanti da più di due settimane, il governo ha ottenuto “con soddisfazione” – dichiara il ministro della repressione Matteo Piantedosi – lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Centrale, in questo solco, la complicità dell’amministrazione PD. Per decisione del primo cittadino Stefano Lorusso, è stato infatti violato il patto che nel gennaio 2024 riconosceva lo spazio autonomo come “bene comune”, dando il beneplacito per l’irruzione delle forze dell’ordine di giovedì scorso. L’ex sindaca 5Stelle di Torino Chiara Appendino applaude invece a un’azione “inevitabile, viste le violenze”, riferendosi all’assalto alla Stampa da parte di alcune centinaia di attivisti legati all’autonomia e al movimento studentesco Torinesi dello scorso 28 novembre, per denunciare la subalternità della redazione alla propaganda filo-israeliana. Una posizione che va rispedita al mittente, quella di Appendino: non serve dilungarsi troppo su quanto siano ipocriti se non in cattiva fede gli accostamenti tra questo episodio e lo squadrismo fascista che abbiamo visto, nelle ultime settimane, provenire da fonti bi-partisan. Lo squadrismo colpiva organizzazioni popolari e del movimento operaio – come oggi viene colpito l’Askatasuna. L’irruzione nel giornale torinese è stata invece indirizzata a un quotidiano di proprietà della famiglia Agnelli-Elkan, a capo di Stellantis ed Exor, ovvero il principale centro di potere economico in questo paese. Si tratta inoltre di una holding con ingenti investimenti nella macchina bellica sionista e il cui gruppo editoriale, che insieme alla Stampa include anche Repubblica, non a caso tende a mettere sullo stesso piano oppressi e oppressori nella copertura del genocidio ai danni del popolo palestinese.

Dalla sua fondazione, 30 anni fa, l’“Aska” è un punto di aggregazione giovanile, nonché riferimento sociale e politico per il quartiere Vanchiglia. Lo sgombero ha però una portata che va al di là di Torino. Esso si inserisce infatti nell’attacco più complessivo a chi contrasta degrado e gentrificazione, in centri urbani sempre più sotto il giogo dei padroni della rendita immobiliare e con costi sempre più insostenibili per lavoratori e studenti. Si tratta inoltre di un provvedimento repressivo che mira a colpire l’opposizione alle politiche di devastazione ambientale e riarmo del governo. Gli attivisti del centro sociale torinese sono infatti da tempo protagonisti delle lotte contro la TAV, progetto in linea con altri piani infrastrutturali anti-ecologici, ma funzionali ad ingrassare le tasche dei grandi costruttori, come il ponte sullo stretto di Messina, sponsorizzato dal ministro dei trasporti Salvini. È a anche a protezione di questi investimenti che lo scorso aprile è stato approvato il decreto sicurezza, sfidato proprio quest’estate dal movimento no-TAV, con l’occupazione dell’autostrada Torino-Bardonecchia, in occasione del festival Alta Felicità che si tiene ogni anno in Val di Susa.

Va poi segnalato come l’Askatasuna abbia rappresentato uno dei baricentri delle proteste pro-Palestina e anti-militarismo dei mesi scorsi e degli ultimi 2 anni. A Torino, infatti, vi è stato probabilmente il movimento contro il genocidio sionista che ha espresso la maggiore radicalità, estensione e continuità, combinando la mobilitazione studentesca a quella dei settori popolari razzializzati. Un fenomeno che è stato strategicamente sottovalutato dalle organizzazioni sindacali e politiche dell’estrema sinistra, e si è quindi visto poco nel resto d’Italia – fatta eccezione per Brescia, ove la centralità nella mobilitazione della comunità immigrata ha portato in piazza per settimane numeri maggiori di quelli conosciuti da medi e grandi centri urbani meno ‘provinciali’. Lo sgombero dell’ “Aska” fa quindi dichiaratamente il paio con il tentativo di espulsione e criminalizzazione dell’imam di Torino, Mohammad Shahin; fa il paio, nel voler spezzare esperienze di mobilitazione che pongono il problema dell’unità politica delle classi lavoratrici e popolari, a superamento delle strategie di segregazione e divisione su basi etniche del capitale, del suo stato e delle sue elites politiche, di estrema destra, ma anche di centro-sinistra.

Non solo, quindi, esprimiamo massima solidarietà ai compagni dell’Askatasuna per complicità militante, ma anche perché crediamo che l’attacco al centro sociale si configuri come un assalto frontale a qualsiasi prospettiva di lotta contro questo governo dei tagli a welfare e salari, della devastazione ecologica, delle politiche belliciste e della repressione. È necessario, in quest’ottica, rispondere con forza e rilanciare il dibattito rispetto a come costruire un’opposizione a Meloni & co. centrata sulla forza dei giovani e della classe lavoratrice, come quella che abbiamo visto lo scorso settembre-ottobre.

Nel frattempo, domani alle 14.30 tutti in piazza a Torino – concentramento in Piazza Palazzo Nuovo – col cuore e in presenza, al corteo contro lo sgombero dell’Askatasuna.

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