Domenica gli argentini sono andati ai seggi per la seconda e ultima tornata delle elezioni di metà mandato. Mentre i media mainstream celebravano il successo del presidente Mauricio Macri della coalizione di destra Cambiemos, l’accrescersi della polarizzazione politica rafforzava l’estrema sinistra. Nel mezzo della crisi economica, le proposte della sinistra anticapitalista del FIT (Fronte di Sinistra dei Lavoratori) sono arrivate a un numero sempre maggiore di lavoratori e giovani.

 

Una sinistra alternativa che cresce in Argentina
Forse la più importante dimostrazione di forza elettorale per una coalizione dell’estrema sinistra nel mondo, il Fronte de izquierda y los trabajadores (FIT) ha ottenuto il 5% dei voti totali, guadagnato due seggi al congresso e svariati seggi municipali, e ha raggiunto circa il 20% dei voti nella provincia settentrionale di Jujuy.

Il FIT ha registrato risultati notevoli in tutto il paese e in particolar modo nelle province e nelle città dove si concentrano i lavoratori e i ceti poveri, come Jujuy e l’area industriale della provincia metropolitana di Buenos Aires. I risultati di domenica rappresentano un incremento di voti del 30% per il FIT rispetto alle primarie, tenutesi solo lo scorso agosto. La coalizione ha superato il proprio risultato del 2015 di circa il 50% facendo delle elezioni di quest’anno, insieme con quelle del 2013, il miglior risultato finora conseguito.

Il FIT è una coalizione elettorale formatasi nel 2011, composta principalmente di tre partiti trotskisti – il Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS), il Partido Obrero (PO) e Izquierda Socialistas (IS). Tra le rivendicazioni della coalizione ci sono: lo stop ai licenziamenti, la giornata lavorativa di 6 ore a parità di salario, il diritto di aborto libero e gratuito, il non pagamento del debito pubblico argentino, la nazionalizzazione di tutti i commerci stranieri e delle terre, un massiccio programma di lavoro pubblico e la costruzione di un governo dei lavoratori.

Più di un milione e duecentomila persone hanno votato per il FIT mandando un forte segnale alla classe dominante e ai grandi media che hanno ignorato troppo a lungo questo fenomeno. E’ chiaro che un gran numero di argentini, in particolare lavoratori e giovani, ha rigettato non solo le misure di austerità e repressione associate ai partiti capitalisti, ma anche l’argomentazione del “meno peggio” del peronismo e i candidati riformisti che lo hanno storicamente utilizzato a loro vantaggio.

 

I legislatori dei lavoratori

A Jujuy, una delle province più povere del paese, dove gran parte della popolazione rivendica un’ascendenza indigena, il candidato per il FIT, Alejandro Vilca, ha ottenuto oltre il 18% dei voti. Vilca è arrivato a poche migliaia di voti anche dal superare il candidato peronista per ottenere il secondo posto. In netto contrasto con i candidati maggiori, il trentottenne Vilca ha lavorato come netturbino nella provincia della Capitale per più di un decennio.

Alejandro Vilca al lavoro.

Vilca, come i suoi compagni candidati del FIT, ha fatto una campagna di rivendicazione per la riduzione dell’orario di lavoro a sei ore a parità di salario. La sua campagna elettorale presentava testimonianze di lavoratori, studenti e insegnanti in difficoltà a causa della crisi economica in corso. In una provincia dove più di un terzo degli abitanti vivono in povertà, la piattaforma del FIT ha anche rivendicato un salario all’altezza del reale costo della vita e ha richiesto che i grandi imprenditori e i ricchi pagassero per la crisi economica, non i poveri ed i lavoratori.

Nella provincia di Buenos Aries, la più popolosa del paese, i candidati del FIT hanno ottenuto più del 5% dei voti assicurandosi due posti nel Congresso. A rappresentare il FIT ci sarà Nicolas del Caño del PTS e Romina Plà del Partido Obrero. Quest’anno per la prima volta la coalizione di sinistra ha mandato due suoi rappresentanti al Congresso provinciale.

A parte queste province l’estrema sinistra ha ottenuto vari successi in tutto il paese. Nella provincia di Mendoza il candidato del FIT ha ottenuto circa il 12% dei voti; nella provincia di Salta l’8% e nella città capitale di Buenos Aires il 6%. La coalizione ha ottenuto un totale di tre rappresentanti al congresso nazionale con un seggio già ottenuto nel 2015 e verrà rappresentato da una dozzina di membri al consiglio cittadino, e da deputati e senatori nei consigli di diverse province.
La crisi politica

Il voto si inserisce sullo sfondo di un importante scandalo politico che ha scosso il paese. A solo quattro giorni dalle elezioni, il corpo dell’attivista Santiago Maldonado -scomparso per 80 giorni- è stato rinvenuto in fondo a un fiume. Maldonado era stato per l’ultima volta mentre veniva portato via dalla Gendarmeria dopo aver preso parte ad una mobilitazione in sostegno al popolo indigeno dei Mapuche. La crisi non solo ha esposto il carattere repressivo dello Stato a milioni di persone, ma ha anche evidenziato il ruolo giocato dalle aziende imperialiste nel paese. Nel momento della scomparsa di Maldonado, il popolo Mapuche stava lottando per riottenere le proprie terre ancestrali sottratte dalla multinazionale italiana Benetton.

Alcuni giorni dopo il ritrovo del cadavere, Sergio, il fratello maggiore di Santiago Maldonado, ha confermato la sua identità, innescando una massiccia protesta di oltre 20.000 persone fuori dal palazzo del Parlamento. Lo slogan “Fue el estado!” (E’ colpa dello stato!) è imperversato dalle proteste a Facebook e alle altre piattaforme sociali. La crisi ha raggiunto persino Patricia Bullrich, Ministro della Difesa Nazionale del governo Macri, che è a capo delle operazioni della Gendarmeria. Ci sono stati appelli per le sue dimissioni, che però sembrano sempre più improbabili con la vittoria elettorale di Cambiemos.

Il carattere repressivo del governo Macri continua a rivelarsi aldilà dell’assassinio di Maldonado. Nel giorno delle elezioni, sei membri del PTS (inclusi due suoi candidati) sono stati arrestati e tenuti in custodia dalla polizia per diverse ore, incriminati di aver tenuto aperta la propria sede elettorale, in violazione delle leggi elettorali. Ipocritamente, la polizia ha ignorato la vivace campagna elettorale fatta da Cambiemos il giorno delle elezioni.

 

Rivoluzionari in Parlamento

Nicolas del Caño, che nella sua seconda campagna vittoriosa al Parlamento rappresenterà il FIT nella Provincia di Buenos Aires, ha condotto la sua campagna su una piattaforma apertamente dalla parte dei lavoratori e contro i capitalisti. Il suo slogan principale è stato: “Le nostre vite valgono più dei loro profitti”. Del Caño e gli altri candidati dell’estrema sinistra hanno rivendicato uno stipendio per i parlamentari non più alto del salario medio di un insegnante della scuola pubblica. Durante la loro permanenza in Parlamento, i deputati del FIT hanno donato la maggior parte dei loro stipendi in sostegno delle lotte sociali e dei lavoratori.

Myriam Bregman, un’avvocatessa e candidata al parlamento per la Città di Buenos Aires, è attiva nelle lotte per i diritti civili, compresa quella scaturita dalla scomparsa di Santiago Maldonado. Bregman, una dirigente di lungo periodo del PTS, è stata anche una degli avvocati di Jorge Julio Lopez, che era stato chiamato a testimoniare contro esponenti della dittatura militare genocida, quando egli scomparve nel 2007. Bregman ha vinto un seggio come deputata nel consiglio cittadino.

Nel suo discorso post-vittoria, del Caño ha enfatizzato che questi seggi legislativi saranno messi al servizio della lotta di classe. Diversamente da Cambiemos, i peronisti e altri partiti e coalizioni capitalisti, il FIT non ambisce a creare politici di carriera. Quasi tutti i suoi seggi saranno posti in rotazioni tra i tre partiti che formano la coalizione, basandosi sulla percentuale di voti che ogni partito ha ricevuto nelle primarie del 2015.

Anche se i partiti che formano il FIT lavorano per la rivoluzione socialista e non per dei seggi in Parlamento come obiettivo principale, crediamo che il lavoro elettorale sia molto importate: è uno strumento per facilitare la discussione del nostro programma tra le masse dei lavoratori e dei giovani argentini.

 

Un anno di lotta di classe

Il FIT ha vissuto un anno di intensa lotta di classe, particolarmente in rapporto agli anni “tinti di rosa” del governo Kirchner. L’anno è iniziato con l’occupazione operaia di Clarin, un importante giornale argentino, per lottare contro i licenziamenti. In seguito, ci sono stati scioperi degli insegnanti attraverso il paese quando il governo si è rifiutato di dare agli insegnanti un aumento che si accostasse all’inflazione galoppante. Il FIT ha organizzato gli insegnanti combattivi in assemblee d’opposizione che hanno preso parola contro la burocrazia sindacale e hanno lottato per i propri diritti.

Per il Giorno Internazionale della Donna, il PTS ha partecipato all’organizzazione dei picchetti alla fabbrica della PepsiCo così come tra gli insegnanti e i lavoratori aeroportuali in onore del Giorno Internazionale della Donna. In seguito, in aprile, il FIT ha partecipato attivamente allo sciopero generale, bloccando un’importante autostrada e subendo la repressione poliziesca. In maggio si sono tenute mobilitazioni di massa contro l’impunità degli ideatori del genocidio argentino degli anni ‘70.

Infine, nel tardo giugno, i lavoratori della PepsiCo hanno occupato la loro fabbrica in difesa dei propri posti di lavoro, dovendo affrontare la repressione della polizia, andata in onda in televisione in tutto il paese. Nella particolare lotta della PepsiCo, i candidati del PTS sono saliti alla ribalta come i candidati presenti a ogni picchetto, a ogni manifestazione, e a ogni sciopero a fianco della classe lavoratrice, degli studenti, e del movimento delle donne.

Quest’nno di lotta di classe ha aiutato il FIT a farsi un nome consolidato, a portare Nicolas Del Caño, candidato per Buenos Aires al Parlamento, nelle case di milioni di argentini tramite la televisioni, mentre fronteggiava la polizia alla PepsiCo. Il FIT è ora riconosciuto come la forza che lotta contro il governo nelle piazze così come in Parlamento. L’aumento massiccio di voti per il FIT va letto in questo contesto – come il rilsutato finale di un anno di lotta e come voto di incoraggiamento da parte di 1,2 milioni di persone a continuare la lotta.

 

Macri guadagna terreno, i peronisti arretrano

Allo stesso tempo, le elezioni sono state una totale disfatta per i candidati peronisti, persino nelle tradizionali fortezze peroniste nell’interno del apese. I rislutati mostrano un disaccordo continuativo tra gli argentina dopo dodici anni di governo Kirchner – prim Nestor, poi Cristina – che sono tramontati in diversi scandali di corruzione, nuovi programmi d’austerità, una significativa svalutazione del Peso, e nell’inflazione. Cristina Kirchner stessa non è riuscita a vincere il seggio elettorale nella provincia di Buenos Aires. Nonostante il perdurare di misure d’austerità, l’amministrazione Macri è riuscita a ottenere una certa stabilizzazione dell’economia tramite l’aumento della spesa in lavori pubblici e l’aumento del credito. Cambiemos ha persino guadagnato terreno rispetto al primo giro di elezioni in agosto.

La vittoria di Cambiemos è stata ottenuta in parte tramite una tregua nel mondo del lavoro negoziata con le burocrazie sindacali del paese. Nonostante la chiamata di un giorno di sciopero generale in agosto, c’è stato un certo riflusso delle lotte operaie da allora. Mentre i sindacati hanno fermato la riforma del lavoro, che era di proporzioni simili a quella passata in Brasile, hanno appoggiato il piano di Macri per “un minor costo della produzione in Argentina”, un eufemismo per nuovi attacchi ai salari e per la creazione di nuovi lavori precari per i lavoratori giovani.

 

I prossimi compiti del FIT

Nel suo discorso post-voto, Myriam Bregman ha ricordato che, al netto del successo del FIT, non era il caso di “celebrazioni nazionali”, come suggerito dai politici di Cambiemos. L’omicidio di Santiago Maldonado mostra che lo Stato continuerà a reprimere gli attivisti, gli indigeni e i lavoratori, il tutto al servizio dei ricchi. L’austerità e i tagli sono continuati sotto Macri, e milioni di persone vivono in povertà. L’estrema sinista non può ritenersi soddisfatta per aver ottenuto una rappresentanza in Parlamento, ma deve usare i suoi seggi come una tribuna per portare avanti gli interessi della classe lavoratrice e degli oppressi. Le elezioni possono servire come un barometro per la volontà di lavoratori e giovani di lottare per una nuova società: quella lotta è solo l’inizio.

 

Robert Belano, articolo da Left Voice