Mentre i gilet gialli hanno mostrato potentemente la natura esplosiva della precarietà in Francia, tre attivisti europei hanno tenuto un panel allUniversità Estiva Internazionalista Rivoluzionaria per discutere le proprie esperienze di lotta come lavoratori precari. Un appassionante dibattito per riflettere strategicamente sulle lotte operaie e sindacali in un mondo del lavoro segnato dall’aumento della precarietà e dal rifiuto dei dirigenti sindacali a impegnarsi nell’organizzare i più precari.


In tutta Europa, politiche identiche sono state messe in atto nei vari paesi per rendere il lavoro precario, per distruggere la solidarietà dei lavoratori e rendere sempre più difficile l’organizzazione collettiva. Questa osservazione ha portato settori della sinistra a teorizzare, con l’avvio dell’epoca neoliberale, l’apertura di un periodo di sconfitte per il movimento operaio, o addirittura la fine del ruolo rivoluzionario della classe lavoratrice, troppo indebolita dalla sua crescente frammentazione e dalla destabilizzazione delle sue condizioni di lavoro.

Tuttavia, dallo sciopero degli addetti alle pulizie di Onet a quello delle cameriere della catena di hotel Hyatt in Francia e del collettivo “Las Kellys” in Spagna, passando per le mobilitazioni dei rider delle app di delivery di tutta Europa, dei lavoratori in subappalto e pure dei gilet gialli, molte esperienze dimostrano che la precarietà è ben lungi dall’aver superato la lotta di classe in favore di qualcosa di più nuovo e migliore.

 

Deliveroo in Francia: giovani lavoratori in lotta

Steven ha lavorato per due anni a Deliveroo, dove ha partecipato alla creazione di un collettivo di ciclisti che lottano per i loro diritti, CLAP. Una sfida in un settore in cui tutti i fattorini sono impiegati da aziende diverse, e in cui il loro status di lavoratori autonomi (o “autoimprenditori” nella neolingua padronale) li priva della maggior parte delle conquiste del movimento operaio.


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“La precarietà del lavoro è un modo per tornare alle forme di sfruttamento comuni nell’Ottocento, il cui esempio tipico è quello dei Canuts, gli auto-imprenditori dell’epoca”, inizia a ricordare Steven. Nonostante tutte le difficoltà organizzative, le lotte dei corrieri hanno il triplice interesse di svolgersi in un settore che riunisce la maggior parte dei giovani lavoratori, che è un vero e proprio laboratorio per le trasformazioni contemporanee del lavoro e che inizialmente era caratterizzato dall’assenza di lotte che poi vi si sono svolte. Spinti dal loro conservatorismo, sindacati come la CGT hanno inizialmente rifiutato di investire tempo, sostenendo che i distributori erano “piccoli imprenditori”.

È in questo contesto, e in vista del crescente inasprimento delle loro condizioni di lavoro, che una dozzina di rider hanno lanciato CLAP e organizzato diverse giornate di sciopero. Scioperi con metodi originali, legati alla natura dell’attività, combinando blocchi di ristoranti centrali, blocchi di fasce orarie attraverso applicazioni e cortei non annunciati. Una lotta che riguarda tutti, ricorda Steven, perché la “uberizzazione” è un modo di attaccare le condizioni di tutti i lavoratori e tende a diffondersi in sempre più settori.

 

Università di Berlino: movimento studentesco e lavoro precario

Yunus di Berlino ha raccontato il movimento che nel 2018 ha mobilitato gli studenti lavoratori di tre università berlinesi. Non essendo aumentati i salari di questi lavoratori in 17 anni nonostante l’aumento del costo della vita, è stato creato un movimento basato su comitati di base nelle università per chiedere uno sciopero promosso dai sindacati. Una rivendicazione emersa in un contesto in cui i sindacati avevano chiesto tramite trattative concertative per diversi anni un aumento per gli studenti lavoratori, ma hanno rifiutato di indire uno sciopero nonostante il fallimento di questa politica portata avanti dal 2016.

Dopo un’importante campagna a favore della lotta, gli attivisti sono riusciti a costringere i sindacati ad avviare una votazione sulla chiamata allo sciopero, vinta dai sostenitori della mobilitazione. A ciò è seguito uno sciopero di un giorno, poi uno sciopero di una settimana e infine uno sciopero di 21 giorni consecutivi. Questa mobilitazione è avvenuta in convergenza con altri settori precari, in particolare negli ospedali e nei subappalti, ed è culminata in una grande manifestazione di tutti i precari.

La mobilitazione, raggiunti i 1.200 scioperanti, è stata fermata dai sindacati in modo burocratico dopo aver ottenuto un aumento salariale del 20%, lasciando da parte la richiesta centrale degli scioperanti: la possibilità per gli studenti lavoratori di ottenere un contratto di lavoro dello stesso tipo di quello di qualsiasi “normale” dipendente universitario.

Al di là della lotta in sé, Yunus ha ricordato che la sfida delle lotte precarie è anche quella di promuovere nuove tradizioni di lotta, anche in paesi caratterizzati da una forte integrazione dei sindacati nel sistema. Tradizioni e mobilitazioni capaci di scuotere il conservatorismo e la diga di contenimento imposti dai dirigenti sindacali, soprattutto nei settori più concentrati del proletariato.

 

Telepizza: due giornate storiche di sciopero per i precari

Asier, militante della CRT spagnola, ha concluso la sessione facendo riferimento alla mobilitazione storica di Telepizza, che si è svolta quest’anno in due giornate di lotta. Nell’ambito della transizione al franchising e del rifiuto di applicare l’aumento salariale concesso dal governo, i militanti sindacali preparato in segreto una giornata di sciopero in modo che l’azienda non se lo aspettasse.

Realizzato attraverso un’alleanza tra due sindacati rappresentativi in azienda, la CGT e la UGT, questo primo giorno di sciopero è stato un successo, mobilitando il 60% dei dipendenti dell’azienda e costringendo la burocrazia della UGT a sostenere il movimento. Tuttavia, ha permesso solo un aumento di 25€, la metà di quanto richiesto dagli scioperanti.

Da allora, è stata organizzata una seconda giornata di sciopero, coinvolgendo altri settori precari e trascinando in sciopero i lavoratori di Uber e Glovo, una convergenza favorita dal gran numero di dipendenti di Telepizza che hanno più lavori, in particolare in queste aziende. Questo secondo giorno ha mobilitato il 70% dei lavoratori dell’azienda, riportando anche il successo pratico della convergenza con la manifestazione LGBT+ Pride che si è svolta nello stesso momento, grazie al lavoro della commissione LGBTI che era stata avviata dal Comitato di sciopero.


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Tre esperienze e tre lezioni strategiche

Il dibattito ha fatto emergere tre lezioni strategiche. In primo luogo, come Asier ha sottolineato con forza: “è possibile organizzare settori precari. Contro ogni disfattismo, le lotte che abbiamo presentato dimostrano al contrario la radicalità dei lavoratori precari.

Inoltre, una seconda lezione è la necessità di recuperare i sindacati, di sottrarli ai dirigenti burocratici che li sostengono, svolgendo un ruolo di contenimento delle lotte. Questa lotta contro l’attuale gestione delle grandi centrali sindacali implica, in particolare, un fronte di lotta comune che attraversi settori e territori.

Infine, nella discussione è emersa la necessità di un’organizzazione rivoluzionaria. Un’organizzazione che cerchi attivamente di condurre questo tipo di lotta nei settori precari e di collegarli con altri settori, per restituire alla combattività del sindacalismo e alla classe operaia una capacità egemonica di sostenere le richieste di tutti i settori oppressi. “Senza una militanza anticapitalista e rivoluzionaria, che cerca di rovesciare le burocrazie sindacali, uno sciopero come Telepizza non sarebbe mai stato possibile”, ha ricordato Asier, che si è unito a Yunus riferendosi qui al ruolo dei rivoluzionari nella strutturazione dei comitati di base degli studenti lavoratori che erano al centro del lancio della mobilitazione a favore dello sciopero.

Infine, diversi sindacalisti sono intervenuti sostenendo le conclusioni del panel. Lavorando in settori concentrati (come le ferrovie e l’industria) o più frammentati (subappalti industriale), tutti hanno ricordato che la precarietà è oggi una questione centrale, a maggior ragione quando i lavoratori delle grandi fabbriche spesso lavorano a fianco dei lavoratori temporanei come nell’APS, ma anche in futuro, di fronte ad una precarietà che interessa tutti i settori del mondo del lavoro.

Queste riflessioni sono particolarmente attuali nel periodo successivo al movimento della gilet gialli, che ha sollevato con particolare urgenza la questione dei rapporti tra i settori precari e i settori più concentrati e stabili della classe operaia, il ruolo delle burocrazie sindacali e, infine, quello dei rivoluzionari di fronte tali questioni della lotta di classe.