Sono cominciate ieri e proseguono oggi le consultazioni di tutti i gruppi parlamentari da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, a seguito delle dimissioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha il compito di verificare la possibilità della formazione di un governo sostenuto da una maggioranza parlamentare prima di valutare di sciogliere le camere e convocare le elezioni politiche anticipatamente, chiudendo la XVIII legislatura dopo circa 20 mesi.

Nella giornata di ieri Mattarella ha sentito i presidenti di Camera e Senato, il gruppo misto e LEU, oggi è il turno dei “big” in questo ordine: Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle. Il presidente ha già annunciato che esige una formula di governo entro lunedì prossimo, senza passare per mandati esplorativi che allunghino i tempi della crisi, e escludendo l’ipotesi di governi “istituzionali”. Di fronte a questa finestra molto limitata di tempi, PD e M5S si sono mostrati il più aperti possibile ad esplorare ogni possibilità prima di accontentare la Lega e rassegnarsi alla tornata elettorale in autunno. Mentre il M5S nel suo complesso aveva già evitato in Senato di attaccare il PD – “sport nazionale” dei grillini sin dalla loro nascita come partito -, non sono poche le voci di singoli parlamentari grillini dispostissimi a non rischiare la poltrona in un’elezione prossima, come la senatrice Elena Fattori: “Se siamo riusciti a reggere un governo appoggiato da Salvini e Siri, possiamo farcela” anche a stare in un governo col PD come socio.

Da parte, PD, Zingaretti ha iniziato già a porre paletti in interviste e dichiarazione: no a un Conte bis, no a Zingaretti segretario-presidente di regione-presidente del consiglio, sì a Di Maio ministro, no a un governo temporaneo – governo fino al 2023 o nulla. Se è effettivamente inverosimile che Conte sia confermato Presidente del Consiglio in uno scenario del genere, è pure improbabile che un improvvisato governo PD-M5S possa fare molto più che assicurare agli attuali parlamentari di poter “arrivare al panettone” prima di andare a elezioni, anche se la tentazione da parte PD di durare fino perlomeno al 2022, anno di elezione del Presidente della Repubblica, c’è. Zingaretti  in questo senso ha proposto 5 punti di linea generale su cui potersi accordare: “appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori,con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociali, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”. Un “classico” ricettario social-liberista che promette riforme e progresso per tutti, per prepararsi a mettere in atto solo le politiche che favoriscano, questo sì, i capitalisti i i loro investimenti a danno della classe lavoratrice.

Nel momento in cui esce questo articolo, Zingaretti ha da poco rilasciato la sua dichiarazione post-colloquio con Mattarella, affermando:

Abbiamo manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova e un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica. Non un governo a qualsiasi costo: serve un governo di svolta, alternativo alle destre, con un programma nuovo, solido, una ampia base parlamentare e ridia una speranza agli italiani. Se non dovessero esistere queste condizioni, tutte da verificare, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate alle quali il PD è pronto.

Al fronte pro-governo subito si aggiungono il Gruppo Misto (composto sostanzialmente da ex-Forza Italia, SVP e ex-grillini) e Liberi e Uuguali (LeU), il gruppo guidato da Pietro Grasso, che per voce del capogruppo alla Camera Federico Fornaro, ieri ha dichiarato:

“Abbiamo ribadito l’indisponibilità a soluzioni tampone semplicemente per contrastare il voto anticipato e la disponibilità a dare un contributo per un governo politico di svolta che dia un segnale di cambiamento di cui il Paese ha bisogno”.

Si tratterebbe di capire quale tipo di “svolta, magari “a sinistra”, potrebbe attuare un governo del principale partito del capitale finanziario, il PD, col partito che ha governato nell’ultimo anno e mezzo.

Conferma invece la pressione per elezioni subito Fratelli d’Italia tramite Giorgia Meloni, già salita al Colle, che si è prodotta in un altro funambolico, per una ex-MSI, richiamo alla Costituzione.

Irrispettoso un governo che nasce senza il consenso il popolare. I nostri Padri costituenti non credo volessero dire che si può fare un governo con persone che se si andasse a votare andrebbero a casa. La volontà degli italiani è chiara. Chiedono un governo stabile. In tutte le ultime elezioni il centrodestra ha vinto. Se si andasse a votare avremmo un governo coeso che durerebbe 5 anni. Tutto il resto è destinato a durare qualche mese. […] Abbiamo chiesto al presidente Mattarella di sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate. Oppure bisogna offrire un mandato esplorativo a un esponente del centrodestra che meglio rappresenta la volontà popolare. Invece qui si prendono in considerazione ipotesi di governi che aprono i porti e si inventano la patrimoniale. Gli italiani vogliono un Governo stabile e solo il voto può darlo.

Meloni però ha ragione nell’affermare che le ultime elezioni locali e i sondaggi degli ultimi mesi sono concordi nel prevedere una netta vittoria del centrodestra qualora si presentasse unito a elezioni in autunno. Il problema è mettersi d’accordo sulla piena rievocazione di un’alleanza elettorale con lo stesso volto del marzo 2018, ma con un corpo politico ben diverso, con una Lega preponderante e poco potere di contrattazione per i suoi alleati.

“Ho sentito Salvini – ha risposto a una domanda – e penso che se si andasse al voto ci sarebbe una compagine formata da FdI e Lega sicuramente, vedremo cosa fa FI, e sicuramente sarebbe già maggioritaria”.

Rimane da vedere come si posizioneranno in giornata Forza Italia e M5S nelle consultazioni: mentre scriviamo, la delegazione di FI composta da Berlusconi, Tajani, Bernini e Gelmini è al Colle, poi toccherà al M5S. Appare però chiaro che PD e M5S stanno per affrontare un braccio di ferro per verificare se ci siano le condizioni per un governo “di svolta” (cioè con la Lega fuori, più che altro) a egemonia PD.

 

Giacomo Turci