Dopo il voto di fiducia passato con successo alla Camera, ieri si è tenuta la sessione del Senato di ratifica della fiducia al governo Conte bis: con 169 sì, il nuovo governo è ora effettivamente in carica.

Rispetto alle previsioni più positive, sono mancati alcuni voti nel M5S, nel PD (con il caso notevole del senatore Richetti, che probabilmente uscirà presto dal PD per collaborare politicamente con Carlo Calenda, che l’ha già preceduto), nel gruppo misto (alcuni ex-M5S), in +Europa (mentre alla Camera la pattuglia parlamentare aveva ignorato la linea di partito contro la fiducia) e nella SVP sudtirolese. I motivi per queste “defezioni” sono diversi: si va dalla Bonino che parla di un governo “diversamente populista” e troppo riformista e orientato al welfare – ci vuole davvero poco, per oltrepassare la soglia di tolleranza dei radicali rispetto a qualsiasi linea non completamente liberista! -, all’exM5S Gregorio De Falco, deluso dalla mancata volontà di stralciare le leggi sulla sicurezza promosse da Salvini, a Gianluigi Paragone che, pur rimanendo fedele a Di Maio, si è rifiutato di dare la fiducia all’odiato PD europeista: “Avete riportato Bruxelles a casa: il Pd è nemico del popolo”.

Se il mancato intervento di Matteo Renzi e il suo mancato applauso alla replica di Conte hanno creato una certa sorpresa, Luigi Zanda ha sintetizzato l’atteggiamento ufficiale del PD rispetto al nuovo governo:

Se questa alleanza sarà effimera, sarà un suicidio delle nostre forze politiche, altrimenti aiuterà l’Italia a stare in Europa. Essenziale la tenuta interna dei gruppi parlamentari. […] Per cambiare veramente e arrivare dove solo poche settimane pensavamo fosse impossibile dobbiamo prima di tutto cambiare molto di noi stessi e dei nostri pregiudizi.

Se il PD ha accettato di formare questo governo, ci dice Zanda, è per portare portare avanti le sue politiche, ben integrate nel quadro della politica neoliberale UE, evitando il più possibile nuovi sbandamenti e incertezze e guadagnando così la possibilità di rinegoziare la posizione dello Stato e della borghesia italiana negli equilibri UE… ma con affidabilità, senza più le incognite del “cavallo pazzo” Salvini.

 

Il discorso di Salvini: “Conte è il nuovo Monti”

Se la sessione del Senato è stata per il resto abbastanza sotto tono, i senatori leghisti hanno invece interrotto svariate volte gli altri oratori reclamando “dignità”, sostenuti dall’invocazione delle elezioni da Fratelli d’Italia e Forza Italia. L’apice degli interventi della destra è stato l’intervento di Matteo Salvini che, a dire il vero, non è andato molto oltre i soliti attacchi elementari contro “la sinistra” (dove prevedibilmente verrà collocato nei discorsi della Lega e della destra in generale, quando già non lo è, il M5S) e contro il traditore Conte, chiamato Conte-Monti per rimarcare la sua (ri)elezione senza essere passati dalle urne.

La retorica di Salvini si è confermata nella sua linea nazionalista, in realtà sempre in bilico tra le (ormai vecchie) pulsioni separatiste e da ritorno alla lira, e la linea ufficiale odierna di “necessità di riformare la UE”: fatto sta che l’immagine dell’”uomo che sussurrava alla Merkel” (alludendo a una foto dei due che discutevano in un momento di pausa durante un incontro ufficiale, poco prima delle ultime elezioni europee) è per i leghisti la prova che il nuovo governo bluffa quando parla di un ritrovato ruolo dell’Italia tra le potenze europee.

Salvini e la Lega, dunque, si preparano a un’opposizione frontale finché il governo non cadrà, un’opposizione che vuole essere anche “di piazza”, ma che punta innanzitutto, aldilà delle sparate in parlamento, a incassare presto una vittoria alle prossime elezioni regionali:

C’è un’allergia di una certa sinistra al popolo, alla piazza, quasi che ormai sia un delitto andare in piazza. Ieri in piazza c’era gente sorridente e senza manganelli. Abituatevi alle piazze, siete minoranza nel Paese: voi siete maggioranza solo nei giochi di palazzo per salvare le poltrone. Il governo è basato sulla spartizione delle poltrone e sulla paura del voto degli italiani. È questa l’unica paura esistente. Noi rispondiamo con il sorriso amando i nostri avversari.

[…]

Siamo pubblici dipendenti, dovremmo essere contenti di essere giudicati dai nostri datori di lavoro: chi non vuole passare dal voto vuol dire che non ha la coscienza a posto.

[…]

Ci sono le regionali alle porte: milioni di italiani che potranno votare. A meno che non vi inventiate qualcosa, la liberazione dal Pd potrà diventare realtà in tutte le regioni. Per noi ‘maicolPd’, rimane ‘maicolpd.

Un’opposizione che, a fronte di un PD e un M5S che in realtà condividono buona parte della retorica nazionalista e delle misure antipopolari care alla Lega, rivendicherà un profilo reazionario, se possibile ancora di più nel nome di ordine e sicurezza, ritrovando anche un vecchio cavallo di battaglia come quello della criminalizzazione più severa del consumo di qualsiasi tipo di droga – quando le droghe già legali dell’alcol e del tabacco (oltre a quella “virtuale” del gioco d’azzardo) non devono certo temere concorrenti in quanto a capacità di mantenere aperte piaghe sociali e causare enormi danni alla salute della popolazione, e quando il traffico di droga rimane tutto sommato intatto rispetto ai resistibili attacchi neo-proibizionisti:

Alla legge Fornero non si torna, ai porti aperti e al business dell’immigrazione clandestina non si torna, siamo pronti a fare opposizione giorno e notte.

[…]

Cercheremo di limitare i danni ma porteremo delle proposte, poi se qualcuno pensa di portare in Aula lo Stato spacciatore, dovrà passare sul nostro corpo. Ho sentito Saviano parlare di legalizzare la cocaina: provateci, noi vi terremo per sempre qui in Aula.

La replica di Conte e la ripresa dei lavori

Anche al Senato, Conte ha dedicato le sue attenzioni nel difendere il progetto di ampio respiro, con ambizioni culturali “umaniste”, del nuovo governo, e a rispondere colpo su colpo agli attacchi del centrodestra.

Dal punto di vista delle proposte economiche, due punti sono di reale interesse: primo, la rivendicazione di un intervento molto più strutturato dell’Italia e dell’Europa in Africa, senza “andare alla guerra” ma collaborando con la Cina; è evidente il sottotesto per cui c’è profitto per tutti nelle (ex) colonie africane: atlantisti sì, dunque, ma senza bloccare il flusso di capitali in inutili contrapposizioni con altri blocchi capitalisti. Secondo, forti del nuovissimo ruolo di Commissario agli Affari Economici per Paolo Gentiloni del PD, la volontà di una revisione del patto di stabilità e crescita, nell’ottica di superare l’assetto rigido del vecchio Fiscal Compact.

Sul piano giuridico-istituzionale, invece, i ministri si trovano d’accordo nell’avviare quanto più rapidamente l’iter parlamentare per approvare una legge elettorale più improntata su criteri proporzionali (tutti da vedere, ma che già hanno sollevato l’ira di Salvini, che vuole un super-maggioritario con elezione diretta del presidente) e per operare un taglio dei seggi parlamentari, vecchia ossessione populista del M5S.

Nel mentre, Conte già oggi è volato a Bruxelles per colloqui con diversi massimi esponenti delle istituzioni UE: incontri con la presidente eletta della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, il presidente designato del Consiglio Europeo, Charles Michel.

A sigillare la ritrovata pace e governabilità istituzionale, il segretario del PD Zingaretti ha chiarito con estrema sintesi che ieri si è insediato il nuovo comitato d’affari della borghesia, la cui priorità è quella di garantire i profitti dei capitalisti e la grande proprietà:

Malgrado i disastri di quel governo e di Salvini, non metteremo la patrimoniale.

Avevamo forse dubbi che sarebbe stato per davvero un governo dalla parte delle masse popolari? Proprio no.

Giacomo Turci