Il parlamento di Teheran ha modificato una legge che estende la definizione di “terroristi” a tutte le forze armate statunitensi, al Pentagono e a chiunque sia coinvolto nella morte del generale Qassem Soleimani.


Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a crescere. Mentre una recente legge dichiarava terroriste le forze statunitensi dispiegate dal Corno d’Africa all’Asia centrale e al Medio Oriente, i membri del Parlamento di Teheran hanno esteso tale definizione a tutte le forze armate statunitensi, al Pentagono e a chiunque sia coinvolto nella morte del generale iraniano Soleimani, avvenuta lo scorso martedì 7 gennaio.

Si tratta di una decisione simbolica ma significativa nel contesto dell’acuirsi della tensione tra Washington e Teheran, che alimenta i timori di un conflitto aperto tra l’imperialismo statunitense e l’Iran, con l’Iraq come zona di guerra. Allo stesso tempo, in tutto l’Iran si sono tenute manifestazioni massive di omaggio, causando anche circa 30 morti in una baraonda ai funerali del generale, morto in un attacco americano in Iraq.

Un’operazione di unità nazionale che sembra essere un successo per il regime iraniano, e che serve come prima reazione all’offensiva militare americana. Queste proteste che coinvolgono milioni di persone sono anche la base per i principali leader politici, religiosi e militari iraniani per promettere all’unisono una terribile vendetta contro gli Stati Uniti. È anche un colpo alla legittima mobilitazione delle masse irachene, che manifestano dalla fine di ottobre per la caduta del regime e contro la crescente influenza dell’Iran sul loro territorio.

Per il momento è difficile sapere cosa succederà nel prossimo futuro. La situazione è talmente instabile e talmente tesa che non si possono escludere molteplici scenari, dal confronto diretto tra l’imperialismo statunitense e l’Iran, a conflitti più “dirottati” guidati da Teheran contro i suoi alleati americani, passando attraverso una forma di status quo o addirittura una forma di de-escalation, anche se questo scenario sembra il meno rilevante nell’immediato futuro.

Quello che è certo è che le masse lavoratrici e popolari del Medio Oriente non hanno nulla da aspettarsi da questo conflitto emergente e che i loro interessi non sono dalla parte dell’imperialismo statunitense o del regime reazionario iraniano che mira ad espandere e consolidare la sua influenza nella regione. In questo senso, le masse e i giovani iracheni stanno dando l’esempio, contro il loro stesso regime e contro le interferenze esterne, ed è a loro che deve andare tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. In primo luogo, mobilitandoci contro il nostro stesso imperialismo, già schierato al fianco degli USA.

 

Julian Vadis

Traduzione da Révolution Permanente