Negli ultimi giorni, mentre il Sistema Sanitario Nazionale italiano arranca nel contenimento dell’infezione COVID19, il Premier britannico Boris Johnson ha dichiarato pubblicamente che l’infezione non sarà arginata in UK e che i cittadini dovranno prepararsi a perdere i propri cari. Dopo un solo giorno, la Svezia si è accodata al Regno Unito.


Johnson è stato fin troppo chiaro: se considerassimo un tasso di mortalità dell’1% tra il 60% della popolazione britannica, i morti sarebbero 400.000.
Delle morti
necessarie, secondo il Premier britannico e i suoi tecnici, per garantire al paese il raggiungimento della tanto agognata immunità di gregge. Per i due paesi, è, a tal proposito, inutile eseguire i tamponi diagnostici, isolare i focolai epidemici, curare i pazienti con sintomatologia grave.

Peccato che quando si parla di immunità di gregge, in riferimento alla pandemia COVID19, ci si dimentichi di alcune importanti considerazioni già vagliate dalla comunità scientifica internazionale:
1) Non è detto che il virus infetti solo il 60% della popolazione britannica e che il tasso di mortalità sia dell’1% (in Italia ha superato il 7%);
2) Il virus SARS-CoV-2 ha già sviluppato due mutazioni genetiche (rispetto alla prima epidemia a Wuhan) e con ogni probabilità ne svilupperà delle altre, adattandosi al meglio all’organismo umano, con esiti attualmente imprevedibili;
3) Gli individui che hanno a
vuto una sieroconversione, ossia che hanno superato l’infezione e sono guariti, non è detto che siano immuni a nuovi contagi, essendo già statati rilevati casi in Cina, Italia e Corea del Sud che accertano la possibilità di nuovi contagi in pazienti dapprima guariti;
4) L’immunità di gregge si raggiunge in una popolazione grazie alla copertura immunologica della stragrande maggioranza rispetto alla minoranza esposta, immunodepressa, con patologie pregresse e quant’altro, non certamente lasciando al boia il via libera sulla popolazione: questo comportamento è criminale, scellerato e finalizzato alla sola conservazione del mercato finanziario e del funzionamento della macchina produttiva e quindi dei profitti dei grandi capitalisti.
Come se ciò non bastasse, nuovi studi in corso nelle regioni settentrionali dell’Italia, sulla scia di alcune considerazioni fuoriuscite dal bunker burocratico del regime neo-capitalistico cinese, stanno mettendo in luce che l’utilizzo dei respiratori automatici espone il personale sanitario ad un maggior rischio di contagio, mentre la possibilità di intubare i pazienti “gravi” risulterebbe la pratica più sicura. Ebbene: i respiratori mancano, i posti letto e le attrezzature per intubare ancor più dei primi.
Oggi, però, Johnson prova a correggere il tiro, svelando, di fatto, tutta l’inadeguatezza non solo del sistema sanitario britannico ma soprattutto di tutto il regime capitalistico mondiale: saranno prese misure soltanto quando sarà assolutamente necessario, ossia qua
ndo sarà troppo tardi per la popolazione povera ed il boia virale avrà già mietuto centinaia di migliaia di vittime.
Esattamente questa è la strategia del capitalismo britannico che, a differenza di quello italiano che azzarda prove di repressione generalizzate, è più concentrato sulle ricadute economiche e finanziarie della pandemia.
Le morti, specialmente tra poveri disgraziati, lavoratori e lavoratrici, immunodepressi, persone della terza età etc…, rappresenterebbero una manna dal celo per l’economia in ristagno dal 2008:
il capitale può rilanciarsi e rinvigorirsi spietatamente ancora di più in fasi di distruzione e caos.

Se la guerra distrugge i mercati ed annienta la forza lavoro operaia mandandola sui fronti, la pandemia sfrutta i lavoratori e le lavoratrici finché non si contagiano, finché restano produttivi, finché restano in vita, dopodiché smercia quel surplus di disoccupati e disoccupate ancora in vita nel mercato del lavoro, garantendo il funzionamento degli ingranaggi produttivi e di sfruttamento, mantenendo il saggio di profitto e quello di sfruttamento.

Ma oltre e prima di queste considerazioni economiche, le considerazioni da fare riguardano innanzitutto la salute e la vita di milioni di individui sparsi nel mondo, e di come queste siano messe in grande pericolo dalle politiche di governi e capitalisti. Johnson rivela quella pulsione (in parte) assopita della classe dominante di sterminio in grande stile di masse di diseredati, al fine di risolvere le proprie crisi; la Svezia smentisce definitivamente la montatura di “democrazia nordica avanzata” che si era costruita negli anni. Entrambi i governi sono pronti a esporre al contagio ed al rischio di perire milioni di persone, in nome dei miliardi di tagli alla sanità ed alle regalie verso i privati e le istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali.

Nel 2020 si muore in nome del profitto, dello sfruttamento e della finanza nazionale ed internazionale, pagando tasse su tasse per dei servizi sanitari che si sono decisamente dimostrati inetti al contenimento di un virus che, tutto sommato, era prevedibile: si stima che in tempistiche di 15-20 anni qualche virus riesca a fare il “salto di specie”, ossia che un virus tra i miliardi di miliardi riesca a trovare la chiave per poter penetrare il sistema immunitario umano. L’ha fatto, nella storia recente, l’HIV, la SARS, la REMS, l’H1N1-A. Oggi tocca al SARS-Cov-2. Oggi tocca alle masse povere, ai lavoratori, difendersi dal vero untore: il capitalismo.

La presa di posizione dei governi di Svezia e Regno Unito è da considerarsi come una dichiarazione di guerra contro la popolazione povera e lavoratrice. Nessun altro governo, d’altronde, ha agito o sta agendo mettendo davvero al primo posto la nostra salute e la difesa delle nostre condizioni di vita: per questo serve anche a noi lavoratori, a tutti quelli che stanno pagando la crisi, un piano di misure urgenti per andare alla radice del problema e ribaltare tre decenni di politiche neoloberali. Se non diventiamo noi protagonisti della risposta al coronavirus, i padroni e i governi lo faranno al posto nostro, tentando di applicare le stesse ricette di prima, anche se questo dovesse causare innumerevoli morti e miseria ancora più generalizzata.

Che la crisi sanitaria la paghino gli industriali, i banchieri, i ricchi!
Che si facciano carico di tutto il peso economico e sociale di questa pandemia.
Noi, lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, precari, sotto la soglia di una vita decente, non possiamo farci carico anche della loro speculazione sulla nostra salute!

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Michele Sisto