Riportiamo l’appello a cura dell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, lanciata lo scorso 27 settembre a Bologna, per una giornata nazionale di mobilitazione nei territori, il prossimo 24 ottobre, contro le politiche del governo Conte, dell’UE e di Confindustria che applicano ricette antioperaie e nuovi attacchi alla popolazione povera per far pagare interamente a noi la loro crisi.

Come Voce delle Lotte e come Frazione Internazionalista Rivoluzionaria appoggiamo pienamente e partecipiamo a questa mobilitazione, che si inserisce nel solco di assemblee, dibattiti, mobilitazioni unitarie per avanzare una soluzione della crisi pandemica ed economica dal punto di vista della classe lavoratrice e della gran massa della popolazione realmente colpita e piegata dalla duplice crisi.

Di seguito, i punti di ritrovo delle manifestazioni nei vari territori (diversi dei quali di fronte alle sedi di Confindustria):

_Milano:

Ore 14.30 – Sotto la sede dell’INPS in via Gonzaga n.6

Ore 16.30 – Sotto l’Assolombarda – Via Pantano n.9

_Torino:

Ore 10.00 Largo Giulio Cesare

_Genova:

Ore 15.30 assemblea cittadina al CAP di via Albertazzi 3r

_Venezia:

Assemblea cittadina a Mestre al Centro interculturale Kolbe, via Aleardi 74

_Piacenza:

Ore 15.30 Barriera Genova (liceo Respighi)

_Bologna:

Ore 15.00 piazza S. Domenico

_Roma:

Ore 14.30 piazza Quadrato della Concordia (Eur Magliana metro B)

_Viterbo:

Ore 10.30 via Faul 17

_Napoli:

Ore 16.00 piazza dei Martiri

_Taranto:

Ore 11.00 via anfiteatro 4

_Messina:

Ore 10.30 piazza unione europea

_Palermo

Ore 10.30 via Cavour 6

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Mentre in tutta Europa dilaga la seconda ondata pandemica, nel nostro paese il governo e le amministrazioni locali si trovano a fronteggiare la nuova emergenza con un sistema sanitario disastrato come in primavera:
pochissime nuove risorse, strutture fatiscenti, gravi carenze d’organico e un personale medico-infermieristico che a dispetto delle fatiche sfiancanti del lockdown continua ad essere umiliato dal mancato rinnovo del CCNL di categoria e da livelli salariali da fame.

I padroni, con la complicità di governo ed istituzioni locali, la scorsa primavera hanno contribuito a trasformare la pandemia in mattanza negli ospedali e nelle RSA, in primis in Lombardia, tenendo aperte migliaia di fabbriche senza alcun riguardo per la sicurezza e la salute di lavoratori e lavoratrici. Ora, sempre in nome del profitto, minacciano barricate per impedire stringenti misure di sicurezza, nonostante il rischio di un collasso degli ospedali su scala nazionale: uno scenario reso ancor più drammatico al sud, che stavolta è pienamente coinvolto dalla pandemia.

Mentre Conte, il PD e i M5Stelle hanno mantenuto l’impianto razzista, repressivo e antioperaio dei decreti sicurezza di Salvini (limitandosi a qualche modifica irrisoria e di facciata), l’esecutivo è sempre più ostaggio dell’arroganza di Bonomi e di Confindustria, delle sue richieste e delle sue pretese, a partire dal mancato rinnovo della moratoria sui licenziamenti a fine anno, nonostante il proseguo dell’emergenza.

I padroni si sentono talmente forti da far saltare i tavoli di trattativa sui rinnovi contrattuali, come dimostra il caso eclatante del CCNL metalmeccanici, con lo scopo dichiarato di ottenere dei contratti-farsa, senza alcun aumento salariale e con l’imposizione di forme sempre più brutali di precarietà e di sfruttamento.

Intanto, al di là delle chiacchiere e della propaganda, si pensa di destinare la gran parte dei fondi del
Recovery Plan alle ristrutturazioni produttive necessarie al capitale per contrastare la crisi in corso dal 2008, a infrastrutture e grandi opere al servizio delle imprese o direttamente nelle tasche dei padroni sotto forma di sgravi e incentivi. Risorse che stravolgeranno sempre più i servizi universali (sanità, scuola, trasporti, assistenza), disarticolati da autonomie più o meno differenziate, e che andranno anche a incrementare le spese militari e i piani bellici (30 miliardi destinati alla difesa). Risorse che, con le condizionalità imposte dalla UE, saranno ripagate con nuove lacrime e nuovo sangue da lavoratori, lavoratrici e classi oppresse.

Senza una ripresa generale delle lotte e del protagonismo di lavoratori e lavoratrici, entro l’inverno assisteremo a un’ondata di licenziamenti, a un taglio dei salari e a un massacro sociale senza precedenti.

Per questo motivo lo scorso 27 settembre centinaia di lavoratori e delegati combattivi di diversa appartenenza categoriale e sindacale si sono incontrati a Bologna, con l’obbiettivo di tracciare una piattaforma di lotta e di mobilitazione capace di contrapporsi in maniera adeguata ai piani di macelleria sociale di padroni e governo, e di lanciare dal basso un percorso di mobilitazione che porti in tempi brevi a un vero sciopero generale.

Per il rinnovo immediato di tutti i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro scaduti, con forti aumenti salariali e forti disincentivi ai contratti precari e a termine

No ai licenziamenti di massa; riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario medio garantito a disoccupati e precari e integrazione della Cig al 100%

I costi della crisi sanitaria siano pagati da chi non ha mai pagato: patrimoniale sulle grandi ricchezze per rilanciare la sanità, la scuola pubblica, i trasporti e i servizi sociali

Documenti, diritto d’asilo, regolarizzazione contrattuale e pieni diritti di cittadinanza per tutti i lavoratori immigrati, con l’abolizione dei decreti sicurezza (che reprimono anche dissenso e conflitto sociale)

Contro ogni autonomia differenziata, oggi rilanciata dal governo

Annullamento delle spese militari e riconversione di tutta la filiera dell’industria bellica e militare, a spese dello Stato e piena garanzia del lavoro

Tutela piena della sicurezza sui luoghi di lavoro con nuovi e stringenti protocolli per la prevenzione del contagio da Covid 19, gestiti da comitati e rappresentanti eletti da lavoratori e lavoratrici.