A proposito del libro “Pandemia nel capitalismo del XXI Secolo”, recentemente pubblicato, a cura di Alessandra Ciattini e Marco Antonio Pirrone.


Dall’inizio della pandemia, diversi libri e articoli sono stati pubblicati da diversi settori di intellettuali di sinistra. Pandemia nel capitalismo del XXI Secolo (PM Edizioni, 2020), ha la particolarità di cercare un approccio multidisciplinare al fenomeno, oltre che di evidenziare una serie di denominatori comuni tra i suoi diversi aspetti, al fine di indagare il rapporto tra lo sviluppo della pandemia e la situazione attuale del capitalismo.

Anche se il libro raccoglie interventi di altri paesi come l’Argentina e il Brasile, la maggior parte di coloro che contribuiscono con i loro testi sono autori italiani. Ciò significa che il libro offre un panorama della situazione di quel paese nei primi 6 mesi del 2020, segnato dal gigantesco impatto che la pandemia ha avuto in termini di numero di morti, di mancata risposta del sistema sanitario e di misure repressive, che fornisce anche dati e riflessioni sulla situazione italiana sotto molteplici aspetti.

Di fronte a una pandemia globale, con uno sviluppo disomogeneo e combinato, che ha le caratteristiche di una crisi sanitaria, economica e sociale, compresi i rapporti tra Stato e società e i rapporti tra classi; l’insieme dei testi raccolti da Alessandra Ciattini e Marco Antonio Pirrone vuole anche proporre alcune ipotesi sul mondo che verrà.

Lo sottolineano nell’introduzione di Ciattini e Pirrone, che sostengono che il libro esamina “il gioco interattivo dei vari fattori che sono alla radice” della pandemia, che essi descrivono come un “drammatico fenomeno sociale” e un “ennesimo avvertimento” sulle “condizioni reali del nostro pianeta”, evidenziando soprattutto “lo stretto rapporto tra il modo di produzione capitalistico, la manipolazione della natura” e la “genesi degli eventi pandemici”.

 

Un libro corale

Poiché contiene una pluralità di contributi e punti di vista, il libro non ha una posizione unica, anche se, come abbiamo detto, segna alcuni denominatori comuni nella maggior parte delle analisi. Ripasseremo rapidamente alcuni degli argomenti principali dei diversi articoli, per invitare alla lettura e segnare anche alcuni punti di dibattito.

La sezione “pandemia, tra medicina, ecologia e biologia” si apre con un testo di Ernesto Burgio che affronta il tema delle pandemie e della loro natura epocale (prendendo in considerazione altri antecedenti che vanno dalla peste nera all’influenza spagnola) e analizza l’impatto disastroso che quella attuale ha avuto in Europa occidentale, soprattutto in Italia, per una combinazione di sottovalutazione della sua gravità e mancanza di preparazione del sistema sanitario, soprattutto in Lombardia. Lo segue il ricercatore argentino Guillermo Folguera, che analizza i modi in cui sono stati narrati gli effetti della pandemia, soprattutto a partire dalla figura dell'”impatto” (qualcosa che viene da fuori e ci colpisce), che funziona come un modo per non analizzare, nella maggior parte dei discorsi ufficiali, come si è arrivati a questa situazione.

 

La sezione “pandemia tra politica e società” è quella che raccoglie il maggior numero di articoli, che avanzano, una volta delineato il quadro politico-ecologico-epidemiologico nella sezione precedente, in varie riflessioni sull’impatto della pandemia dal punto di vista sociale e sul suo rapporto con i problemi economici del capitalismo.

Alessandra Ciattini apre la sezione, sottolineando che al di là delle ipotesi, cospirative o meno, che si sono intrecciate sulla nascita di Covid 19, c’è la realtà di un capitalismo predatorio, che in questi mesi si è proposto di muoversi con decisione contro i diritti del lavoro, coniugando l’inefficienza sanitaria con la volontà di repressione. L’autrice sottolinea che “le caratteristiche di questa fase capitalistica” sono “forme di produzione che mettono a rischio la vita umana stessa a livello planetario”, l’avanzata contro il lavoro stabile, e la crescita della precarizzazione e della mancanza di diritti, l’esasperazione dei conflitti di interesse tra le diverse potenze dominanti nel mondo, con il rischio di “distruzione apocalittica” e modalità di controllo sociale “sempre più capillari e invasive”.

Davide Borrelli analizza l’impatto specifico della pandemia sull’istruzione superiore e il suo rapporto con la crisi dei sistemi educativi nel contesto dei tagli neoliberali. Christian Castillo, sociologo e dirigente del PTS argentino, riprende alcune delle analisi di Rob Wallace sul rapporto tra pandemia e capitalismo, discutendo le idee di Giorgio Agamben sulla creazione deliberata della pandemia. Ricorda inoltre che le condizioni create dall’impatto della pandemia e della crisi sollevano la prospettiva di una ripresa del filo delle rivolte e delle lotte di massa che hanno avuto luogo nel 2019 in America Latina e in altri paesi e del movimento di massa scatenatosi negli Stati Uniti dopo l’assassinio di George Floyd per mano della polizia come prima espressione di questo.

Marco Antonio Pirrone riprende l’analisi della distruzione dell’ambiente da parte del neoliberismo e del suo rapporto con i meccanismi dell’accumulazione capitalistica. Evidenzia la sua denuncia del ruolo del WTO come organismo che facilita l’agribusiness e il continuo tentativo di ristrutturare le forze produttive del capitalismo con l’aiuto dello Stato, da parte dei grandi conglomerati imprenditoriali. Successivamente, Umberto Santino introduce un’analisi dell’impatto della pandemia sui fenomeni criminali, del rapporto della mafia con il settore sanitario e del “mercato della salute” in Sicilia. Analizzando le politiche attuate dagli Stati, egli afferma che nell’Unione Europea sta arrivando un “liberalismo temperato” contro chi parla di “ritorno al keynesianesimo”.

Maurizio Donato introduce un’analisi economica globale, segnando la situazione dell’economia mondiale prima della pandemia, il suo successivo impatto e le previsioni per il 2021, sottolineando che mentre la crisi attuale può avere l’effetto apparente di un certo ritorno al “regionale” o nazionale, il mercato mondiale è una realtà irreversibile. Sulla base di un’analisi molto esaustiva delle misure economiche degli Stati, fa notare che si sta creando una nuova bolla finanziaria come possibile meccanismo di “uscita” dal capitalismo per creare facili profitti a fronte della recessione internazionale.

Questa sezione è completata da testi di Carla Filosa, Francesco Schettino e Valter Zanin, che affrontano l’impatto sociale della pandemia in diverse dimensioni e in termini specifici. Nel caso di Filosa, analizza le conseguenze che può avere sulle condizioni di lavoro (sia oggettive che soggettive), l’impatto del lavoro a distanza e altri meccanismi messi in atto durante la pandemia e collega queste questioni all’analisi marxista delle crisi, al loro rapporto con la produzione di plusvalore e al ruolo della divisione del lavoro che, nelle mani del capitalismo, costituisce uno strumento di oppressione. Francesco Schettino si concentra soprattutto sull’aumento della povertà, fornendo dati estremamente illustrativi, concentrandosi sull’aumento della disoccupazione nel mondo; mentre Valter Zanin riprende i dibattiti sull’attualità dei concetti di classe operaia e proletariato, contro le fantasie della loro scomparsa nel quadro di una “società post-industriale”. Il rapporto sottolinea anche l’importanza di unificare tutti i settori della classe operaia, a livello nazionale e internazionale, quelli che lavorano nella produzione e quelli che lavorano nella riproduzione, per lottare contro il capitalismo, facendo della riduzione della giornata lavorativa uno degli assi di questa lotta.

 

La sezione “pandemia e diritto” è composta da due articoli, il primo di Alessandra Agostino, che riflette sul concetto di “stato di emergenza”, sulla sua portata dal punto di vista del diritto e dell’ordine pubblico, mentre Fabio Martelli si occupa del rapporto tra diritto e sistema internazionale degli Stati, evidenziando i problemi della mancanza di coordinamento delle misure sanitarie comuni di fronte alla pandemia.

La sezione “pandemia e relazioni internazionali” raggruppa gli ultimi cinque articoli del libro. La discussione si apre con un suggestivo articolo di Andrea Catone, che analizza il rapporto tra il governo Trump e la Cina, criticando la mancanza di cooperazione internazionale di fronte alla pandemia promossa dal governo degli Stati Uniti, ma al tempo stesso indicando la Cina come “punto di riferimento fondamentale” per “le forze del socialismo, del progresso e dell’emancipazione sociale”. Torneremo sull’argomento più avanti. Giulio Chinappi e Osvaldo Coggiola analizzano la situazione rispettivamente in Vietnam e in Brasile, paesi che appaiono come poli di politiche contrapposte. Mentre il primo ha stabilito una risposta alla pandemia con rigidi controlli e buoni risultati, il secondo, sotto la presidenza di Bolsonaro, conta già 187mila morti. L’articolo di Elena Zapponi riflette sulla situazione a Cuba, tra la pandemia e il blocco, evidenziando la capacità del popolo cubano di risolvere quotidianamente e in mezzo alle carenze problemi di ogni tipo, e in generale il successo della cura della pandemia, tra gli altri aspetti. Sebbene l’articolo presenti una visione più o meno acritica della direzione restaurazionista del PC cubano, mostra anche gli indubbi benefici che un’economia nazionalizzata può generare in termini di sviluppo di un sistema sanitario, che è una conquista della rivoluzione. Chiude il libro Dario Barbieri con un ironico “Elogio del Covid 19” che critica e analizza il comportamento dei media e dei governi, soprattutto in Italia e in Europa.

 

La pandemia e i problemi della politica e della strategia

Prendendo l’insieme degli articoli raccolti in questo libro, possiamo concludere che Pandemia nel capitalismo del XXI Secolo può essere letto come una sorta di compendio di tutti i disastri che il capitalismo in generale e durante questo fatidico anno 2020 in particolare, fa. Il libro lascia inoltre in sospeso una discussione che rimane posta ma non sviluppata tra posizioni che si collocano dalla denuncia del capitalismo e dalla centralità della lotta di classe (dal punto di vista dell’analisi, delle prospettive e della politica) e altre che sono orientate verso una sorta di “blocco progressivo” essendo il caso più curioso l’articolo di Andrea Catone che postula direttamente la Cina come asse di quel blocco. Pensando al ruolo della Cina nello sviluppo di attività altamente inquinanti come le mega-miniere, o le mega-aziende agricole che hanno favorito la pandemia (oltre al suo regime di brutale repressione interna contro la popolazione), è molto difficile capire come il suo ruolo nell’economia mondiale possa essere reso compatibile con un presunto blocco progressista che mitigherà le conseguenze di una serie di pratiche predatorie del capitalismo di cui fanno parte sia la Cina che gli USA, così come i governi dell’Unione Europea. In questo contesto, lo sviluppo di una posizione indipendente dalla classe operaia e dai settori popolari è l’unico punto di partenza possibile per poter affrontare un capitalismo che, come sottolineano Ciattini e Pirrone nella loro introduzione, mette a rischio la continuità della specie umana.

In questo contesto, la riflessione sulle modalità per nuovi sviluppi nella lotta di classe e per la confluenza tra una sinistra con aspirazioni rivoluzionarie e la classe operaia, attraverso una pratica combattiva e un programma anticapitalista, si pone come compito teorico-pratico per il prossimo periodo. Qui abbiamo l’opportunità e la sfida di rimettere in atto il tentativo di Trotsky con il suo classico Programma di transizione, che mirava a collegare le esigenze immediate del movimento di massa con la lotta per il socialismo, con i metodi della lotta di classe. Come sottolinea Christian Castillo nella conclusione del suo articolo

Negli ultimi decenni hanno predominato “l’illusione del sociale” dell’autonomismo, da un lato, e “l’illusione del politico” del neoriformismo, dall’altro. Non hanno ottenuto altro che frustrazione. In tempi in cui le contraddizioni si acuiscono, è tempo di trarre ispirazione da coloro che nel loro tempo hanno saputo porre fine al dominio borghese e cercare di affrontare le sfide che la nostra epoca storica ci chiede.

 

Juan Dal Maso

Traduzione da Ideas de Izquierda