Ieri, nel pomeriggio, Evo Morales, presidente della Bolivia rieletto lo scorso 20 ottobre, ha presentato le sue dimissioni dopo l’avvio di un colpo di Stato contro di lui. Un’ora prima, le Forze Armate avevano chiesto le sue dimissioni, convalidando le azioni in corso del’opposizione di destra e della polizia.

Nel pomeriggio di questa domenica, dopo settimane di tensioni, è stato consumato un colpo di Stato contro la presidenza boliviana, carica ricoperta da Evo Morales.

In una conferenza stampa, le Forze Armate hanno dato il loro appoggio al colpo di Stato che si stava preparando da settimane dopo le elezioni di domenica 20 ottobre, che avevano visto la riconferma di Morales.

Un’ora dopo, Evo Morales ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza.

Questo movimento golpista è stato avviato dai settori della destra – che si sono autodefiniti “civici” – ed è cresciuto con il sostegno di settori dell’opposizione politica. Più tardi, nell’ultima settimana, c’è stata una sommossa della polizia che ha toccato quasi tutte le grandi città, dove rivendicazioni corporative si sono aggiunte alla richiesta di dimissioni di Morales.

Infine, questa domenica mattina, l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha fatto un altro passo avanti, non convalidando le elezioni di tre settimane fa e dunque stendendo il tappeto rosso alle forze armate per passare apertamente dalla parte del golpe, dopo aver mantenuto una posizione attendista negli ultimi giorni.

Dopo l’annuncio dell’OSA di domenica mattina, Evo Morales ha indetto nuove elezioni generali e annunciato il rinnovo del TSE (il tribunale elettorale). Tuttavia, questo annuncio è risultato in ritardo a causa dell’avanzata del movimento “civico”, della polizia e, infine, del movimento eversivo tra i militari.

Le dimissioni accelerate di governatori, ministri, deputati e altri funzionari, nonché la risposta del sindacato Centrale Obrera (COB), che affermava che se “per pacificare il paese sono necessarie le dimissioni del presidente, allora lasciatelo dimettere”, hanno concluso l’opera di inclinazione dei rapporti di forza, consolidando il trionfo del colpo di Stato.

Camacho, leader di destra e presidente del Comitato Civico di Santa Cruz, ha consegnato oggi una bibbia e una lettera di dimissioni nel Palazzo del Governo e ha chiesto la formazione di un governo di transizione civile-militare. Evo Morales è stato imprigionato dalla sua stessa fiducia in un organismo imperialista come l’OSA, che, come era stato previsto, ha prodotto una dichiarazione che ha finito per legittimare la sommossa di destra, rafforzando il movimento civico e permettendo una vergognosa ingerenza imperialista nel paese.

Una situazione chiarita dalla dichiarazione del Segretario di Stato americano Mike Pompeo che questa mattina ha sostenuto la relazione dell’OSA e la richiesta di nuove elezioni.

Ieri in tarda serata è stato emesso anche un vergognoso comunicato del Ministero degli Esteri argentino che ha approvato il colpo di Stato in Bolivia.

La Lega Rivoluzionaria dei Lavoratori (LOR-CI), organizzazione boliviana della Frazione Trotskista, combatte questa sommossa di destra dall’inizio dello scorso 20 ottobre, e oggi ripudia questo colpo di Stato di “civici”, polizia e militari al servizio delle chiese, delle aziende agroalimentari e degli uomini d’affari.