Di fronte a uno “stato d’emergenza” basato sul rispetto dei profitti aziendali e sul rafforzamento repressivo dello Stato, totalmente incapace di fornire una via d’uscita dalla crisi attuale a favore della classe operaia e dei settori popolari, lottiamo per un piano di emergenza che tocchi il profitto capitalista e metta la classe operaia e la sua azione al centro della lotta alla pandemia del Coronavirus.


La pandemia COVID19, causata dal SARS-CoV-2, noto come Coronavirus, ha già raggiunto un’estensione globale e rischia di causare nel prossimo futuro milioni di morti in tutto il pianeta. In Italia, a circa un mese dalla scoperta del primo ceppo lombardo, si contano già oltre 50mila infetti e 6.077 morti secondo i dati ufficiali.

La risposta dello Stato è stata tardiva, insufficiente e contraddittoria rispetto alle esigenze sanitarie e sociali che sono emerse con la diffusione del virus. I decreti del governo Conte hanno imposto uno “stato d’emergenza” che ha scatenato un dispositivo di repressione e isolamento della popolazione inaudito, molto oltre le necessità oggettive di quarantena… con l’eccezione di milioni di lavoratori costretti a uscire di casa ed ammassarsi sui mezzi di trasporto e nei luoghi di lavoro. Mentre si è diffuso il panico tramite campagne mediatiche a reti unificate, i capitalisti hanno potuto continuare a fare profitti e a tenere aperti magazzini e fabbriche, dimostrando di non volere e non potere farsi carico della lotta all’epidemia.

Ecco perché l’unica via d’uscita progressiva dalla crisi del coronavirus può venire dall’azione della classe operaia non solo su scala nazionale, ma internazionale. E per poter realizzarla, occorre d’ora in poi rilanciare un programma di emergenza che permetta agli sfruttati e agli oppressi di non uscire sconfitti, dispersi e impoveriti da questa crisi, ma come forza attiva, più organizzata e consapevole delle proprie forze. Allo stesso tempo, è la classe lavoratrice che si trova molto più esposta al contagio, in condizioni di lavoro precario, con sistemi di trasporto terribili, senza condizioni di sicurezza e di igiene nelle aziende.

Di fronte al disastro a cui i capitalisti ci hanno condotto, è necessario dimostrare che sono gli stessi lavoratori a poter prendere tutte le misure necessarie: non solo dal punto di vista della garanzia del lavoro, contro i licenziamenti massicci e del mantenimento dei salari, ma anche per fornire cibo e risorse mediche a tutta la popolazione povera – e non solo a una ricca minoranza. Ciò sarà possibile solo se il controllo democratico dal basso dei lavoratori potrà essere imposto sul posto di lavoro nel tentativo di assicurare e riconvertire la produzione per soddisfare le priorità sociali: si può chiudere tutte le attività inessenziali, si possono mettere in sicurezza tutti coloro che dovranno continuare a lavorare, si può convertire l’apparato produttivo a seconda dei bisogni straordinari d’oggi… se si instaura un regime di controllo operaio su tutto questo processo.

Questa alternativa al programma “business as usual” dei capitalisti passa attraverso la nazionalizzazione dei settori economici strategici nella produzione di beni di prima necessità, così come la nazionalizzazione delle banche o il controllo del commercio estero, per evitare la speculazione con il commercio di respiratori o rimedi, come già avviene. Ma queste risorse in mano pubblica non possono rimanere sotto la gestione degli stessi governi e parlamenti che hanno permesso che questo virus si trasformasse una catastrofe mondiale: per imporre criteri sociali, di sicurezza e di pianificazione generale favorevoli ai lavoratori, l’unica possibilità è quella di far controllare tutte queste risorse alla classe operaia e a comitati degli utenti.

Questo processo, a differenza del modo in cui i governi e i capitalisti attuano le loro politiche, richiederà un grado di cooperazione internazionale che possa trarre vantaggio dallo sviluppo internazionale delle forze produttive e dalla capacità di spostare beni e persone che si è sviluppata negli ultimi decenni con l’emergere del mercato globale più connesso della storia. La risposta della classe operaia alla crisi, che può essere discussa e attuata prima a livello di un ospedale, di una fabbrica o di un’azienda, dovrà estendersi all’arena nazionale, e in ultima istanza a quella internazionale, per la quale sarà necessario lottare per i governi dei lavoratori.

In questo quadro d’emergenza, come Frazione Internazionalista Rivoluzionaria, proponiamo dieci misure immediate per salvaguardare la popolazione e affrontare l’emergenza sanitaria. Per far pagare la crisi ai capitalisti e mettere al centro della soluzione la classe lavoratrice.

1 . Un’unica sanità pubblica, centralizzata, gratuita, potenziata in modo da poter affrontare la crisi: esproprio senza indennizzo della sanità privata e dell’industria farmaceutica, tamponi di massa per contenere il contagio, confisca delle strutture ricettive necessarie ad ampliare i posti-letto dei ricoveri.                                              Assunzione immediata a tempo indeterminato di tutto il personale sanitario necessario, e sua messa in sicurezza.                                                                                              Distribuzione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e garanzia di servizi socio-psicologici e psichiatrici a tutta la popolazione a cura dello Stato.                Garanzia dell’accesso a servizi specifici essenziali quali aborto, contraccezione d’emergenza e mantenimento in funzione dei consultori.

2. Chiusura delle attività economiche non essenziali con pieno salario ai lavoratori in quarantena. Congelamento dei licenziamenti e stop a malattia e ferie imposte.

3. Riduzione dell’orario di lavoro a 6 ore giornaliere nei settori essenziali a salario minimo netto di 1.500 euro, e conseguente assunzione immediata di tutti i lavoratori necessari al mantenimento delle soglie di produzione essenziale.

Formazione di comitati di sicurezza e igiene composti da lavoratori e specialisti in tutti i posti di lavoro rimasti aperti per controllare e dirigere l’attività economica.

L’abitudine a riunirsi nei posti di lavoro per discutere sulla sicurezza, sulle forme di lotta da attuare e su come padroni e stato borghese stanno organizzando l’economia durante la crisi è la premessa a partire da cui la classe lavoratrice potrà conquistare un ruolo attivo nei processi di nazionalizzazione, centralizzazione, riconversione ed esproprio dei settori e delle risorse dell’economia nazionale. In questa prospettiva, promuoviamo coordinamenti di lavoratori dei rami produttivi e della sanità assieme ad esperti e consulenti.

4 . Imposta patrimoniale progressiva sui grandi patrimoni per finanziare le risorse necessarie a fronteggiare la crisi sanitaria e per distribuire un reddito di quarantena di 1200 euro netti a tutti i disoccupati, ai precari e ai lavoratori autonomi colpiti dalla crisi, senza i meccanismi di controllo del reddito di cittadinanza.

5 . Blocco totale del pagamento di mutui, affitti, debiti dei ceti bassi, e di tutte le imposte per i lavoratori autonomi.

6. Stop a spese di costruzione e acquisto di mezzi bellici: tagliare fondi al budget militare per destinarli alla sanità!

7 . Indulto e liberazione immediata per tutti i detenuti per reati non violenti, di quelli dei CIE. Arresti domiciliari per la restante popolazione carceraria. Blocco delle deportazioni di immigrati.

8. Una casa dove restare sicuri e sicure:

Requisizione senza indennizzo degli immobili sfitti dei grandi proprietari, a partire da quelli della chiesa cattolica, e loro assegnazione di modo da non avere senza-casa e immobili sovraffollati. Blocco degli sfratti.

Aumento immediato dei fondi, sussidi e strutture per le case di rifugio aperte alle donne vittime di violenza domestica. Piena riapertura, in condizioni di sicurezza, dei centri antiviolenza e dei consultori.

9. Revoca della militarizzazione e dei provvedimenti punitivi, indiscriminati, contro la popolazione.                                                                                                             

Ritiro delle leggi di sicurezza e di quelle contro gli immigrati.   

Mantenimento dei pieni diritti politici e sindacali durante la crisi sanitaria, e loro estensione agli immigrati.

10. Convertire e pianificare l’economia:

Conversione di settori produttivi al fine dello sforzo economico straordinario legato alla crisi sanitaria. Nazionalizzazione sotto controllo operaio di questi settori strategici essenziali. 

Reintroduzione della scala mobile, rigetto del pagamento degli interessi sul debito pubblico e rottura dei vincoli di bilancio della UE.

 

Frazione Internazionalista Rivoluzionaria