Sono passate in sordina le dichiarazione del presidente leghista della Regione Veneto che, differentemente da quanto dichiarato da Conte recentemente, il 21 aprile ha dichiarato che nella regione erano ormai già aperte il 40% delle aziende, in barba non solo ai codici ATECO ma persino ai controlli di sicurezza e distanziamento sul lavoro nelle filiere non “essenziali”, previsti per la Fase 2.

La possibilità della riapertura delle attività produttive è stata data dal governo stesso tramite il meccanismo del “silenzio-assenso” delle prefetture, che di fatto ha permesso di aggirare il lockdown nazionale.

Abbiamo già visto quanto il principio del “silenzio-assenso” dei prefetti abbia, di fatto, consentito l’apertura di tantissime fabbriche e negozi, salvando da un lato il governo dalle responsabilità e dall’altro i profitti di chi non rientrava nei codici ATECO della “fase 1” dell’emergenza. 

Eppure, in Veneto la fase 1 è terminata, di fatto, già da diverse settimane, non curanti della crisi sanitaria e del pericolo di un nuovo rialzo della curva dei contagi in una delle regioni che più ha risentito della pandemia sanitaria. Anche perché, ed è bene ricordarlo, proprio quella sanità “avanzata”, tanto acclamata dai giornali e dai governi di tutti gli schieramenti, delle regioni del Nord Italia, non solo non ha retto l’emergenza ma ha persino amplificato i contagi, senza le distinzioni di percorsi pulito-sporco per i pazienti COVID e senza i DPI.

Proprio laddove tutto ciò non sarebbe dovuto accadere, purtroppo è accaduto. Ne saranno lieti i padroni che in queste due settimane avranno fatto qualche milione di profitti. Certamente non sono lieti tutti i lavoratori che per queste scelte criminali nella migliore delle ipotesi si ritrovano in qualche reparto COVID della sanità veneta. 

Infatti, probabilmente proprio questa apertura nei confronti delle imprese -che non hanno di fatto quasi mai chiuso- ha messo al repentaglio la vita di moltissimi lavoratori e delle loro famiglie pur di non fermare gli ingranaggi della produzione, dello sfruttamento e dei profitti, innalzando drasticamente i contagi in Veneto (e non solo) alle cifre che ormai tutti conoscono.

Tutto ciò lascia riflettere molto su cosa si intenda per “essenziale” e su quali siano le reali preoccupazioni dello stato, poco interessato alle dinamiche sanitarie (si riapre nonostante continuino ad esserci nuovi contagi) ma ben più pressante rispetto alla corsa alle riaperture, per cercare a tutti i costi di recuperare una parte di quei profitti persi e di mostrare al mondo finanziario la forza e la tenuta dell’economia italiana a fronte della pandemia.

Insomma, se da un lato il governo ed i vari governatori provano a focalizzare l’attenzione pubblica sui comportamenti a rischio individuali, dall’altro, i problemi reali che hanno portato a decine di migliaia di contagi non vengono trattati: Zaia si è tradito da solo, ammettendo che tutta questa attenzione alle riaperture ed alle condizioni di lavoro non ci sono state. Ormai l’intento è alquanto chiaro: responsabilizzare i singoli, deresponsabilizzare la borghesia e lo stato, obbligare al lavoro senza garanzie di sicurezza e, dulcis in fundo, mantenere il divieto di sciopero!

 

Vincenzo Esposito