È arrivato stamattina per mail l’annuncio inaspettato della completa chiusura della GKN Driveline, in provincia di Firenze, con 422 licenziamenti immediati. I lavoratori hanno subito rigettato il piano aziendale in assemblea.


Tranne che alla burocrazia sindacale, era chiaro a tutti che lo sblocco dei licenziamenti voluto dal governo Draghi avrebbe aperto immediatamente una stagione di licenziamenti concentrati nel nostro paese. E così è stato, con una serie di casi piccoli e grandi che si accalcano nella cronaca locale e nazionale. Dopo i 152 licenziamenti annunciati alla Gianetti Ruote di Monza, è il turno della GKN Driveline, che ha due stabilimenti in provincia di Bolzano e di Firenze. La GKN produce componenti automobilistiche (semiassi), per l’80% destinate agli stabilimenti italiani del gruppo FCA-Stellantis, la vecchia Fiat. I dipendenti dello stabilimento di Campi Bisenzio (FI) hanno ricevuto stamattina per mail, senza preavvisi di alcun tipo nemmeno a Confundustria o alla burocrazia sindacale, l’annuncio della chiusura dello stabilimento a partire da lunedì prossimo. Si tratta del licenziamento di 422 dipendenti, più un’ottantina impiegati nell’indotto.

Un classico caso di delocalizzazione e riorganizzazione della produzione dispersa del settore automotive, sicuramente non causata da un’improvvisa e verticale crisi dell’azienda che principalmente acquista i prodotti GKN, cioè FCA-Stellantis. Peraltro in un periodo in cui erano stati appena effettuati importanti investimenti sulla fabbrica fiorentina.

Il comportamento dell’azienda – che aveva messo in permesso annuo retribuito tutti i dipendenti per la giornata di oggi, svuotando la fabbrica – è stato subito rigettato come “banditesco” e come una “mattanza sociale” dai dirigenti locali e regionali dei sindacati confederali e del sindaco di Firenze Dario Nardella. Il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi (PD, come molti sindaci della zona), ha addirittura chiamato a un presidio “istituzionale” permanente a fianco di quello dei lavoratori, e all’apertura di un tavolo di crisi presso i ministeri competenti: è chiaro che la manovra della GKN ha colpito di sorpresa tutti, e non solo gli operai, e gli stessi partiti che hanno votato lo sblocco dei licenziamenti, il Jobs Act, e molte altre leggi anti-operaie, come altre volte si trovano costretti a cercare un qualche accordo con l’azienda partendo da una posizione “barricadera”.

I lavoratori GKN, dal canto loro, non hanno perso tempo, presentandosi tutti in azienda per riunirsi in assemblea, sfidando il personale di sicurezza presente che non ha osato fermarli. Al termine dell’assemblea, oggi pomeriggio, il delegato FIOM Dario Salvetti, militante dell’area di sinistra CGIL “Riconquistiamo tutto!”, ha dichiarato:

Questa mattina abbiamo ricevuto con una mail la comunicazione ufficiale della chiusura immediata dello stabilimento GKN di Firenze, uno stabilimento che produce all’80% per FCA, per gli stabilimenti italiani. Siamo 420 più un’ottantina di persone che girano attorno allo stabilimento e l’indotto, quindi si sta parlando di 500 famiglie lasciate a casa, senza alcun preavviso, o meglio, l’azienda ha preparato questa mossa nei minimi dettagli fingendo fino all’ultimo secondo e aspettando il momento più propizio per fare quello che ha fatto.

Noi come operai GKN siamo ovviamente sconvolti, ci passa tutto il mondo davanti perché ieri eravamo qua a sistemare le macchine come al solito, a moccolare come si dice dalle nostre parti per il nostro lavoro per cercare di fare manutenzione, di tenere aperto lo stabilimento che ci dà da vivere, e stamattina abbiamo ricevuto questo. Però non abbiamo voglia di sentire le frasi di circostanza, nessuno le pronunci, sui poveri operai che vanno a casa. Non è una “circostanza”. Qua è avvenuta una violenza inaudita.

Non siamo i primi: sapevamo che poteva capitare anche a noi, come tante volte abbiamo scioperato in solidarietà ad altri lavoratori.

Diciamo a tutti i lavoratori di tutto il territorio, di tutto il paese, che noi oggi siamo in questa condizione, domani potrebbe capitare ad altri.

È chiaro che un attacco così profondo e istantaneo da parte dell’azienda, rende non facile una risposta di mobilitazione e lotta degli operai all’altezza della situazione. Ma l’alternativa, come purtroppo è successo in innumerevoli altre vertenze industriali, è al massimo la contrattazione di una chiusura un poco più dilazionata nel tempo, con incentivi per l’azienda (dagli stessi governanti che oggi si stracciano le vesti) e poche briciole per i lavoratori stessi. Un crimine mosso come sempre dalla sete di profitto che muove le aziende, e che si scontra con il diritto a sopravvivere e ad avere voce in capitolo sulla propria fabbrica da parte degli operai che vi lavorano.

La presenza, però, di un forte collettivo di fabbrica, e di un largo consenso di posizioni classiste e antiburocratiche tra i lavoratori GKN, sono importanti posizioni di partenza perché la loro lotta possa respingere la chiusura della fabbrica. La risposta immediata di un presidio permanente, lanciato già oggi pomeriggio al presidio pubblico con centinaia di presenti, tra lavoratori e solidali, di fronte alla fabbrica, è il primo passo di una lotta che può dare un forte segnale unitario contro l’ondata di licenziamenti e la cura Confindustria alla crisi economico-sanitaria.

Gli stessi padroni pongono la questione in termini netti: se comandiamo noi, la fabbrica chiude e tutti a casa. Ma la fabbrica è “la loro” solo per i rapporti formali, ingiusti di proprietà.

La GKN è degli operai che l’hanno portata avanti per anni, alcuni per decenni.

Se i padroni non la vogliono più e preferiscono licenziare, la fabbrica può rimanere aperta sotto gestione dei lavoratori stessi!

 

Giacomo Turci