Questa domenica, 11 luglio, si è tenuta un’assemblea nazionale a Bologna, convocata dal percorso delle “assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici”: tra i molti argomenti discussi, la violenza antioperaia, nei suoi picchi come nella sua quotidianità; un piano di rivendicazioni strutturato per un fronte unico di classe, la lotta in difesa dei diritti delle donne lavoratrici e la volontà di preparare uno sciopero generale a partire dal sindacalismo combattivo.


In diverse centinaia di lavorator* e militant* di organizzazioni attive nel panorama del movimento operaio e delle lotte sociali di tutto il territorio nazionale hanno preso posto oggi, la mattina dell’undici di luglio, nelle stanze del complesso DUMBO di Bologna, per discutere di un modo per avanzare compatt* dopo gli scorsi, terrificanti, mesi di offensiva padronale. Dal ricordo vivissimo delle aggressioni violente e feroci dei lavoratori in lotta a Lodi, Alessandria, e in decine di altri luoghi dove lo sciopero è stato scelto come strumento di lotta, e dell’apice di questo momento repressivo, con l’omicidio brutale del compagno Adil Belakhdim del S.I. Cobas di Novara; dalle accuse di associazione a delinquere rivolte al compagno Eddy di Iskra e del S.I. Cobas napoletano, come ai compagni portuali del CALP di Genova; dall’accordo vergognoso tra le dirigenze sindacali confederali e il governo dei peggiori di Mario Draghi (con buona pace di chi parlava di “Confindustria piegata”…), seguito immediatamente dalla liquidazione di centinaia di lavoratori e lavoratrici, come nel caso della GKN di Firenze, dove in questo momento il Collettivo di Fabbrica ha dichiarato l’occupazione (a loro, la promessa di solidarietà attiva e materiale dell’Assemblea tutta); dalla continua presa in giro delle politiche migratorie, per colpa delle quali, con lo specchio per le allodole della “sanatoria” della sanatoria dello scorso anno (solo il 5% delle richieste sono state “prese in considerazione” fino a Maggio 2021), ancora la repressione e lo sfruttamento si confermano gli strumenti preferiti di chi decanta integrazione, arricchendosi sulle spalle di una componente sempre più folta, diversificata e combattiva della classe lavoratrice italiana; dalla discriminazione contro le donne lavoratrici, che hanno subito la maggioranza assoluta di licenziamenti nel periodo pandemico, e che, anche a fronte di rinnovate difficoltà ed esacerbazioni di contraddizioni pesantissime dovute alla duplice (o triplice, nel caso di donne migranti) oppressione che si trovano a subire, ancora occupano un posto centrale nel dimenticatoio del governo: da tutte queste contingenze, e tante altre ancora (una nota particolare su politiche fiscali e sicurezza sul lavoro, come ha osservato in un intervento un compagno del comitato 9 Ottobre), si è alzata la comune necessità di andare ad organizzare per tempo uno sciopero generale che possa realmente mettere in crisi il sistema produttivo del paese.

Sulla linea d’onda delle parole d’ordine come la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, l’abolizione dei decreti sicurezza, e la patrimoniale straordinaria del 10% dei redditi per il 10% della popolazione più ricca del paese, si è tornati, come altre volte a cercare rivendicazioni concrete che trasmettessero l’idea che la presente crisi capitalistica non possa essere pagata dalle lavoratrici e dai lavoratori, dalle precarie e i precari, da tutte le categorie che hanno sempre dovuto pagare il salasso di una gestione scellerata dell’economia, volta al profitto sulla pelle della maggioranza della popolazione. Si sono anche fatte importanti considerazioni, attraverso diversi interventi, sulla possibilità di costituire un’Assemblea di Delegati delle fabbriche e dei luoghi di lavoro dove sono presenti le organizzazioni che compongono l’Assemblea, per dare continuità al desiderio condiviso di rendere l’attività stessa dell’Assemblea un fenomeno quanto più duraturo, quotidiano e generalizzato possibile.

Con l’intervento del compagno Dario Salvetti, della GKN di Firenze, si è potuti anche entrare nel merito delle svariate tattiche applicate dal padronato per preparare il campo al licenziamento e alla repressione delle forme di lotta operaia che effettivamente non solo vanno a tutelare il posto di lavoro e a rivendicare diritti che spettano alla classe lavoratrice, ma possono mettere in crisi il funzionamento stesso del capitalismo italiano.

Eddy Sorge  ha ricordato la pesantezza della situazione in cui ci troviamo a dover lavorare tutt*, e dell’importanza di mettere da parte giochi egemonistici nei luoghi di autorganizzazione dei lavoratori, oltre che della necessità di intervenire in maniera sistematica laddove si presentano i nodi di congiunzione più esposti e fondamentali del capitalismo, per trasformare una giornata di “manifestazione autocelebrativa” in un momento di rottura con la pace sociale che i padroni e i loro rappresentanti politici vorrebbero imporre.

Lubna, a nome del Comitato 23 Settembre, ci ha ricordato delle assurde politiche “pro-family” portate avanti dai governi recenti, e ha riportato organicità nell’assemblea sull’importanza della lotta per i diritti delle donne negli sviluppi futuri dell’Assemblea dei Lavoratori e delle Lavoratrici Combattive. Ma sono state anche tante le voci di dissenso interno della CGIL, come nel caso di Vincenzo Cimmino, precario dell’istruzione, che ha ribadito a gran voce come sia assurdo che Maurizio Landini occupi il posto di segretario del sindacato, dopo aver svenduto i suoi iscritti e milioni di lavoratori alla mercè di Confindustria con lo sblocco dei licenziamenti, spacciandolo per un risultato dignitoso.

Anche sulle note di queste osservazioni, un richiamo unanime all’unità delle lotte ci vede indirizzati al 29 ottobre come potenziale data per lo sciopero generale: il giorno prima dell’incontro Ministeriale della serie di incontri del G20, che già ha visto una contestazione durante la sessione di ieri a Venezia, ma che può fungere anche da catalizzatore per una risposta dal campo operaio alle politiche governative dei diversi paesi che lo vanno a comporre: la lotta internazionale contro il capitalismo è sempre sul tavolo in questi momenti di discussione; si tratta ora di capire quali saranno le migliori strategie per tracciare ponti, non solo nella classe operaia nostrana, ma anche attraverso le frontiere, come quando ha avuto luogo lo sciopero transnazionale dei rider, o la contestazione ad Amazon divampata in ogni paese dove la multinazionale avesse una sede.

Come compagni e compagne della FIR – La Voce delle Lotte, accogliamo ancora una volta l’appello e la sfida dell’assemblea, sperando che il fronte delle lotte possa aprirsi sempre più, come possa anche aprirsi una fase di sviluppo ulteriore delle rivendicazioni già espresse durante questo percorso, volte ad includere le istanze non solo delle forme tradizionali della classe lavoratrice, ma anche delle specificità delle donne, della comunità LGBTQIA+, del movimento ambientalista, dell* precari*, dell* disoccupat*, degl* student* e di tutt* coloro che oggi si trovano a pagare il conto dell’ennesima crisi capitalista, e della repressione che ci vorrebbe disposti ad accettarlo col sorriso. 

Il video integrale dell’assemblea.