In Argentina, è passato ieri al Congresso (Parlamento) un progetto di legge popolare (in parte modificato) per il diritto all’aborto, ancora negato nel paese sudamericano, nuovo bastione della Chiesa cattolica dal tempo dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, ossia Francesco I. Una conquista negata per anni e anni alle donne argentine, che hanno risposto negli ultimi anni con una rinnovata e moltiplicata marea verde (dai fazzoletti verdi simbolo del movimento abortista). Riportiamo in video e trascritto in italiano l’intervento di Nicolás del Caño, dirigente del PTS e deputato del Frente de Izquierda y de los Trabajadores (FIT), la coalizione della sinistra operaia anticapitalista.


In questa società patriarcale capitalista, sulle donne grava un peso in più. Ecco perché, in pieno XXI secolo, stiamo ancora discutendo se questo Congresso riconoscerà che le donne e le persone con la capacità di gestazione sono soggetti con pieno diritto di decidere delle loro gravidanze e dei loro progetti di vita, se vogliono essere madri o meno, quando e come.

Anche in questa società, gli sforzi delle donne sono resi invisibili, come accade ogni giorno con il grande peso del lavoro domestico e di cura non retribuito che grava sulle loro spalle. E quanto spesso i loro meriti e le loro conquiste vengono messi a tacere o, peggio ancora, espropriati da altri, i cui nomi appaiono nella storia, dietro i quali le donne sono sepolte nell’anonimato!

Per questo speriamo che questo Congresso riconosca che, se siamo di nuovo qui, è per lo sforzo e la persistenza di un movimento delle donne che ha trovato un rinnovato slancio, con nuove generazioni che lo hanno trasformato in una marea verde. Se siamo di nuovo qui, è grazie a coloro che non solo si sono mobilitate, ma hanno anche elaborato un disegno di legge popolare e non hanno smesso di presentarlo per più di un decennio in cui questo Congresso ha deciso di lasciarlo marcire in un cassetto.

Per le donne che sono morte a causa di aborti clandestini e per quelle che hanno sofferto conseguenze sul loro corpo e sulla loro salute, per le pioniere che non sono riuscite a vivere questo momento che senza dubbio appartiene loro, per coloro che lottano ogni giorno per i loro diritti, voglio dire che avranno, nei banchi del Frente de Izquierda, ancora una volta, una trincea per combattere perché questa volta sia legge.

Oggi, le stesse persone che più di un secolo fa dicevano che il matrimonio civile era la fine della famiglia, e che lo hanno ripetuto di nuovo a metà degli anni ’80 quando il divorzio è stato legalizzato e, più recentemente, quando è stato approvato il matrimonio egualitario… le stesse persone che dicevano che il voto femminile o l’autorità parentale condivisa distruggevano la gerarchia “naturale” che dovrebbe esistere tra uomini e donne… Queste stesse persone ripetono ancora una volta che l’aborto dovrebbe continuare ad essere criminalizzato.

Ma tanti anni di criminalizzazione dell’aborto ne hanno impedito la pratica? Si stima che l’Argentina, dove la maggioranza della popolazione si dichiara cattolica, sia uno dei paesi con il maggior numero di aborti clandestini e non sicuri. E la penalizzazione non ha fatto altro che causare la perdita della vita di molte giovani e povere donne, lasciando orfani anche le loro figlie e i loro figli, per non aver permesso loro di evitare una gravidanza che ha influito sulla loro salute, come nel caso di Ana María Acevedo, la cui madre accompagna questa affermazione in sua memoria.

La legge, che amplia i diritti, non vieta a nessuno di vivere secondo le proprie convinzioni e i propri valori. Ecco perché è inspiegabile che, anche in pieno XXI secolo, i settori fondamentalisti intervengano in questo dibattito con l’obiettivo di imporre le loro convinzioni a tutta la popolazione, attraverso il codice penale, quando le donne e le persone in grado di partorire che hanno bisogno della legge, professano religioni diverse, hanno convinzioni diverse o non ne hanno affatto e detengono principi e valori diversi.

Chi si oppone a questo diritto non difende la vita: difende l’aborto clandestino. E cercano di continuare a imporre i mandati patriarcali che sostengono che la sessualità femminile è solo al servizio della riproduzione, perché il godimento del corpo e del desiderio dovrebbe appartenere solo agli uomini. Per questo motivo non solo si oppongono all’aborto legale, ma anche al misoprostolo [farmaco usato anche in ambito abortivo, ndr], all’uso di contraccettivi e a una educazione sessuale completa.

Perché difendiamo la vita delle donne e perché è un problema di salute pubblica, lottiamo per farla diventare legge. Ma anche perché difendiamo l’autonomia delle persone di scegliere liberamente i loro progetti di vita e di godere della loro sessualità.

E in questo modo, il Frente de Izquierda sottolinea anche la necessità di rendere effettiva la separazione della Chiesa dallo Stato, come chiedono anche le piazze.

Non dobbiamo perdere di vista il fatto che tutto questo non finisce oggi. Anche se il disegno di legge verrà approvato, dovrà essere discusso nuovamente nello stesso Senato che nel 2018 ha voltato le spalle a centinaia di migliaia di persone che speravano che diventasse legge. Lo stesso Senato che, in questo momento e per ordine dell’FMI, sta votando una nuova formula di “mobilità” per continuare a ritoccare le pensioni di milioni di donne che hanno lavorato tutta la vita e che ricevono l’assegno universale per l’infanzia che, come sappiamo, sono le donne delle famiglie più povere del paese che dipendono da questo per sopravvivere.

I blocchi della maggioranza hanno sia sostenitori di questo progetto, sia fedeli difensori dell’aborto clandestino. Per molti anni, mentre i legislatori “verdi” [in riferimento al colore simbolo del movimento antiabortista in Argentina, ndr] di questi blocchi politici, da un lato, hanno firmato il disegno di legge della Campagna nazionale per il diritto all’aborto, dall’altro, si sono subordinati alla disciplina del blocco e, per decisione dell’Esecutivo, hanno evitato di occuparsi della legge. Ma ancora oggi ci sono legislatori anti-scelta che non daranno la loro approvazione a questo progetto, non importa di chi sia. E ce ne sono altri che la daranno, in cambio di ciò che hanno già ottenuto, cioè introdurre nel disegno di legge la modifica dell’articolo sull’obiezione di coscienza, permettendo a intere istituzioni di non garantire il diritto all’aborto, in quanto tutto il loro personale medico è obiettore. Ancora una volta, un’altra concessione agli anti-diritti, che limita il progetto per il quale centinaia di migliaia di persone si mobilitano da anni.

D’altra parte, nel Frente de Izquierda, la lotta per il diritto all’aborto sicuro e libero è sostenuta nelle strade, nella nostra militanza quotidiana, nelle campagne elettorali e anche all’interno del Congresso, in modo coerente e unanime. La nostra è la tradizione socialista della rivoluzione operaia che, all’inizio del XX secolo, ha fatto della Russia il primo paese al mondo in cui l’aborto è stato legalizzato e reso accessibile alle donne dei lavoratori, negli ospedali pubblici.

Sappiamo che saranno i deputati a legiferare ancora una volta, ma che questo diritto sarà conquistato grazie alla lotta decennale del movimento delle donne e con la forza che, anche da questo banco, incoraggiamo ad esprimere, oggi e quando si tratta del Senato, affinché sia finalmente legge.