Per la seconda volta in più di dieci anni di lotta del movimento delle donne, la proposta di legalizzazione dell’aborto arriva nell’aula del Senato argentino. Ci si aspetta che, stavolta, che diventi legge.


La lotta per la legalizzazione dell’aborto ha una lunga storia, in Argentina. Di sicuro, né i progetti presentati in maniera isolata da alcuni deputati negli anni ’90, né il progetto della Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto, presentatosi sistematicamente nel corso della scorsa decade, sono stati presi in esame dal Congresso, almeno sino al 2018. 

In questa occasione, nonostante avesse ottenuto l’approvazione alla Camera dei Deputati, il progetto era stato stoppato in Senato durante la sessione prolungata dello scorso 8 agosto, mentre un’imponente manifestazione esigeva i suoi diritti nelle strade che circondano il Congresso, sotto un acquazzone tempestoso.

Questa volta, il governo di Alberto Fernández ha deciso di presentate il proprio, di progetto, tale da riuscire ad ottenere i voti necessari per conquistare una maggioranza più larga che nel 2018, includendo una forma di obiezione di coscienza tale da poter coprire il personale medico di un istituto sanitario, una città o anche una provincia intera.

Oggi, questo progetto di legge cerca approvazione al Senato, dove, paradossalmente, la forza politica che propone la legge sarà anche quella che fornirà più voti contrari. Stavolta, dati i negoziati febbricitanti degli ultimi giorni e le casuali assenze di senatori “celesti” del Frente de Todos (vicini alle posizioni del movimento antiabortista dei “fazzoletti celesti”, ndt), ovvero José Alperovich e Carlos Menem, potrebbero far pendere l’ago della bilancia in favore del “Si”.

Mentre accade tutto ciò, nelle strade, si attende con grande anticipazione l’approvazione di un diritto che vedrà la luce, legalmente, in una stanza chiusa, ma che si è ottenuto in gran parte grazie alla mobilitazione di un grande movimento di donne che, ostinatamente, non ha mai cessato di pretendere che tale diritto si convertisse in legge.

Dalle 16:00 argentine (20:00 italiane), quando avrà inizio la sessione di dibattito senatoriale, ci si attende l’arrivo nelle strade della marea verde che, agli occhi del mondo, si è trasformata negli anni in un grande esempio di lotta. Divisa dalle recinzioni che si incrociano in piazza del Congresso, si aspetta anche una parallela manifestazione “celeste” contro il diritto all’aborto la quale, come sempre, si presume sarà minoritaria rispetto a coloro che difendono il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.

 

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Traduzione da La Izquierda Diario